\\ Home Page : Storico : Diario americano (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Di Admin (del 29/11/2007 @ 17:36:41, in Diario americano, linkato 228 volte)
Di Admin (del 31/08/2007 @ 00:41:19, in Diario americano, linkato 294 volte)
Una veloce e personale classifica sui cibi americani: ottime la carne e le insalate verdi; la coca cola, la cesar salad col pollo fritto; la frutta degli Amish; il the verde al limone; i succhi di arancia; i dounought; le pringles; i muffin; pessimi il philadelphia, la pizza, la pasta, la frutta che non producono gli Amish, i pomodori, le altre verdure, le salsine. L'aglio, però, non puzza e non ti torna, e tutto sommato conviene mangiare orientale. Impossibile farsi pane e mortadella. E questo è tutto per oggi.
Di Admin (del 30/08/2007 @ 03:17:34, in Diario americano, linkato 310 volte)
Bon. Ve ne racconto una. Sperduto in un bosco della Pennsilvania, mi accorgo di non avere con me una medicina per me essenziale. Mi reco presso una farmacia del posto –qui le farmacie vendono di tutto, sono delle specie di supermercati con un in più un bancone-farmacia- e chiedo, attraverso la traduzione di mio figlio, la medicina di cui ho bisogno, rappresentando la mia condizione di villeggiante, la mia malattia ecc. ecc. “Sorry”, è la risposta laconica, ci vuole la “prescription”, cioè la ricetta medica. Senza perdermi d’animo chiedo di un medico, e ottengo l’informazione del medico più vicino. Mezz’ora a inserire nel navigatore l’indirizzo del medico, non sono sufficienti a me e mio figlio: fallimento totale. Poi decidiamo di provare lo stesso. La dea bendata mi assiste. Insomma il medico è a 50 metri. Bon. Toc toc. Entriamo e ci accomodiamo. Nella sala di attesa un signore anziano. Una anziana segretaria ci chiede cosa vogliamo e mio figlio parte con il pistolotto. “Sorry” ci dice la dottoressa intervenuta nel dialogo con l segretaria, o mi faccio gli esami del sangue o nisba. E dove? All’Ospedale che dista 15 miglia. Io mi arrendo, a questo punto, e dico a mio figlio che “basta così”, “farò senza”. A questo punto un altro signore, nel frattempo entrato, un "Frank Zappa attempato", mi dice in italiano “I medici di qui sono molto bravi”, “ma mi ha detto di fare l’esame del sangue, e a me serve solo una medicina già prescrittami dal medico in Italia” “e che ci vuole? Prendi la I 115, la seconda luce a destra, in un’ora hai fatto tutto” “Vuoi che avvisi io il medico della tua decisione?”, io ancora indeciso, lui decisissismo, chiama la dottoressa e fa per cominciare il suo discorsetto, ma la dottoressa lo interrompe “ma se sono tuoi conoscenti non c’è problema”. L’Italiano conferma la conoscenza, facendomi una enorme cortesia, e mi viene fatta la ricetta. L’italiano è un calabrese che vive da una vita lì, dove ha un ristorante, pensate il “Cosenza Restaurant”. Ovviamente non lo avevo mai visto prima. Ringrazio e prometto di passare a mangiare da lui. Il ritorno in farmacia è trionfale, sventolando la ricetta ottengo la medicina. Morale: il cocktail fra l’umanità del sud Italia, e la capacità di questi nostri connazionali di entrare nella stima e nel cuore della gente americana da un lato, il pragmatismo, la capillarità sul territorio americano di farmacie e medici, hanno fatto un mezzo miracolo. Ripeto il teatro è costituito da montagne della Pennsilvania, noi diremmo “sperdute”. Fortunato? Certo. Ma la vera fortuna è stata quella di essere italiano.
Pagine:
1
(p)Link
Commenti
Storico
Stampa
Feed RSS 0.91
Feed Atom 0.3