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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Berlusconi parla di casi isolati, quando si riferisce agli scandali montanti nel governo e nel pdl. I fatti, invece, sembrano rappresentare un vero e proprio “sistema” che, con i casi isolati, non ha molto da spartire, anzi.
Fin qui la logica.
Ma un sistema, che deve vedere giocoforza coinvolti anche i rappresentanti politici , difficilmente può passare inosservato a chi mastica politica e amministrazione quotidianamente.
Ma in Italia, paese dei balocchi, è possibile di tutto, e l’osservante è tenuto a attenersi ai fatti, e fintantoché non verrà fuori una responsabilità degli altri membri del governo deve immaginare che non vi siano stati ulteriori coinvolgimenti. Un esercito di babbioni, insomma, ma va bene così.
Quando ci troviamo di fronte a un sistema, io, però, rabbrividisco, perché penso che un sistema che vive e si organizza al di fuori della legge, è un sistema del tipo di quelli di stampo mafioso o similari. Del resto questo è la mafia: un sistema di regole parallelo allo stato, ma al di fuori della legge, che persegue fini economici e di potere boicottando il sistema per così dire, naturale o legittimo.
E, se si tratta di sistema, per estirparlo non basta risolvere i cosiddetti “casi isolati”, ma va bonificato l’intero apparato interessato. Come quando si elimina un tumore, bisogna stare bene attenti che non residui qualche cellula capace di riprodursi.
Un tanto basterebbe a ritenere il sistema Italia ben inquinato, e a nulla basterebbe portare a termine un’ indagine senza verifica che la bonifica è stata fatta e bene. Andrebbero, cioè, salvate solo quelle zone matematicamente al di fuori di ogni rischio di contaminazione.
Ma di indagini di questo tipo neanche dopo tangentopoli se ne è parlato, anzi i personaggi, tolti pochi condannati, hanno continuato a vivere, amministrare, vegetare, praticamente indisturbati.
Io non voglio accusare nessuno, ma immaginare che un D’Alema, un Casini, un Fini, un Bersani, un Di Pietro, un Berlusconi, e via cantando, stiano lì a reggere le sorti dell’Italia, scambiandosi di tanto in tanto i ruoli, senza rimanere contaminati da questo perenne tumore, che gli vive accanto ma che non li tocca mai (chissà quale formidabile antidoto avranno in corpo), e senza addirittura conoscerne l’esistenza, è qualcosa davvero poco credibile. Insomma, quantomeno, lo hanno sopportato. Forse per motivi elettorali, di consenso, di pagnotta o chissà cos’altro.
E allora non basta dire che sono casi isolati e chi ha sbagliato pagherà, perché bisogna restituire fiducia agli italiani. Senza fiducia non si va lontano, e i cittadini devono potersi sentire in sintonia con chi lo governa. Una volta tanto.
Continuando con la metafora del corpo malato, dobbiamo convenire che l’Italia è piena di metastasi. Non è mai stata sottoposta ad alcuna terapia, al più, qualche volta, è stato estirpato qualche piccolissimo bubbone. Né Berlusconi, né Prodi, né nessun altro prima di loro, si è mai posto il problema di sottoporre l’Italia ad una seria risonanza magnetica, e di curarne le parti malate.
Mi verrebbe da dire che tutto il ceto politico, che non accusa mai questo stato di grave malattia, o è cieco, stupido o quel che volete o è connivente.
Certo, ci sono anche le isole felici, come la Basilicata, mai attinta da scandali della pubblica amministrazione di un certo significato. Ma la Basilicata isola felice è ormai una barzelletta, e allora, allora ciccia. Probabilmente, come si pensa all’estero, noi siamo cromosomicamente imbroglioni. E quelli che proprio non riescono a sguazzare nell’imbroglio, in un’altra vita forse erano di un’altra terra.
Bacioni. Estensibili.
http://repubblica.extra.kataweb.it/edicola/repubblica/a.chk?Action=updateLight&url=CALANDRI4.html&data=17_Maggio_2010&sezione=Cronaca&giornale=repubblica&isLocale=false (La Repubblica di oggi).
L'intervista della moglie di Scajola lascia un pò perplessi, soprattutto perchè è stata subito smentita dallo stesso ex ministro. La signora Scajola ha dichiarato che il marito deve stare zitto per non coinvolgere gente più importante di lui, più o meno. Sembra, però, quasi, che il marito abbia detto alla moglie di rilasciare quelle dichiarazioni non potendole fare di persona. Un messaggio cifrato, insomma. Che roba. C'è puzza di bruciato, ma verrà fuori tutto, o si troverà la maniera per bruciare qualche pollo e salvare il sistema?
L'intervista della moglie di Scajola lascia un pò perplessi, soprattutto perchè è stata subito smentita dallo stesso ex ministro. La signora Scajola ha dichiarato che il marito deve stare zitto per non coinvolgere gente più importante di lui, più o meno. Sembra, però, quasi, che il marito abbia detto alla moglie di rilasciare quelle dichiarazioni non potendole fare di persona. Un messaggio cifrato, insomma. Che roba. C'è puzza di bruciato, ma verrà fuori tutto, o si troverà la maniera per bruciare qualche pollo e salvare il sistema?
Proprio una bella scenetta. Che bella Italia. Da scandalo a scandalo, senza pregiudizi. Tutte le attività dell’uomo sotto i riflettori della giustizia.
Ma quanti soldi ha speso Anemone, a nero, per favorire personaggi pubblici?
E per spenderne tanti quanti ne deve aver guadagnati?
Bisogna usare violenza con la propria ragione per arrivare a immaginare che un premier, bene o male in sella da sedici anni, non si sia accorto mai di niente. Ma quand’anche fosse, non potendolo escludere pregiudizialmente, che frescone è mai un premier che non si rende conto dello sconquasso morale che lo circonda?
Vero è che anche lui, dalle veline in poi, moralmente non ne è uscito mai vincente. Ha sempre interpretato l’uomo italiano medio, il commenda milanese che negli anni sessanta veniva canzonato dalla commedia cinematografica italiana.
Ma il pozzo senza fondo che costituiscono le tasche degli italiani per gli avventurieri è qualcosa di veramente infinito.
Io non escludo nessuno. Gli scandali sono talmente tanti che azzererei tutto il ceto politico.
Così come azzererei i partiti, autentiche fabbriche dei truffatori di domani.
Un’autentica scuola nella quale si forgiano i talenti del futuro.
Indiscutibilmente questo sistema va radicalmente cambiato. Tangentopoli non è servita a niente, se è vero, come è vero, che oggi gli affari non sono neanche fatti dai partiti ma dai singoli.
E va cambiato evidentemente mettendo al bando i partiti, e cambiando il sistema elettorale. Non si possono eleggere personaggi che non devono dare il conto alla popolazione bensì ai partiti, e, poi, a questi partiti.
L’italiano medio non si indigna più di tanto, perché, da un lato, è vessato da generazioni, e dall’altro, perché cromosomicamente invischiato nella vergogna generale. Chi non chiede una raccomandazione o non è pronto a sdebitarsi per una cortesia, corrispondesse anche ad un vero e proprio diritto?
A soffrirne davvero è l’italiano onesto, sicuramente più numeroso di quello che si pensa, ma totalmente inoffensivo, ghettizzato, violentato.
La difesa a oltranza che la politica fa di se stessa, è una vergogna nella vergogna. Ora, Berlusconi comincia a dire che licenzierà i disonesti. Meglio tardi che mai. Solo gli vorrei ricordare che l’Italia non è ancora, spero, una sua azienda, e quindi il termine licenziare mi sembra davvero esagerato. Ma ormai in Italia si vede tutto e il suo contrario.
Blehhhhhhh!
Da tempo in Italia manca un vero leader. Berlusconi lo è sicuramente stato, a modo suo. Ora non lo è più.
Si dice che lui all’Italia ha visto sempre come a una azienda. Ma un’azienda deve funzionare bene, altrimenti fallisce; e i manager devono inventarsene una più del diavolo per fare grandi cose. E, poi, non si può sbagliare con gli amministratori: tutti bravi, anzi bravissimi, altrimenti è la fine. Poi c’è qualcuno che comanda e gli altri obbediscono, punto. E, ancora di più, chi sbaglia paga.
In politica non è così e non può essere così.
E, poi, Berlusconi, con tutte quelle indagini, non si può dire abbia scelto gli aiutanti migliori, anzi.
In politica, da troppo tempo, vanno avanti i mediocri, e, quindi, veri leader non se ne vedono più.
Del resto se la sinistra non riesce a far emergere un personaggio in grado di tenere testa a Berlusconi, ebbene, vuol dire che per crescere in politica bisogna superare un concorso anomalo dove i requisiti sono quelli della mediocrità, della povertà di idee e del cialtronismo più o meno gridato.
In Italia non è più richiesta la genialità e la profonda cultura, e le più ambiziose poltrone possono essere appannaggio anche di autentici dilettanti allo sbaraglio, finanche della lingua italiana.
La grande corsa alle posizioni di consiglieri comunali, per esempio, testimonia l’abbassamento oltre la guardia dei prerequisiti richiesti, e l’unica maniera per emergere è la raccolta di consenso, non fa niente come.
Questi organismi collegiali, i consigli regionali, provinciali e comunali, sono ormai la tomba della progettualità politica, delle raffinate elucubrazioni su un testo di legge, delle vocazioni al bene comune. Sono eserciti di signorsì, fra i quali sono davvero pochi quelli meritevoli del posto e della funzione. E, in linea con la media, a questi organismi si chiede sempre di meno, contano sempre di meno, sono sempre più inutili. A perderci è la rappresentatività e la democrazia.
Lo sforzo dei partiti dovrebbe tendere invece a scoprire i nuovi talenti, e prepararli, gradatamente, al lancio. Costruendo attorno a loro squadre di uomini scelti, non di servi sciocchi, pronti all’affaruccio e sempre più spesso sul margine della legalità.
La deriva morale della politica italiana è testimone di questo autentico degrado.
Qualcosa dalle aziende, però, andrebbe mutuato: per esempio il principio, eterno, che chi sbaglia o non riesce deve pagare, magari soltanto scomparendo dalla scena.
Infine non è possibile che in Italia i personaggi della politica non cambino mai.
Almeno a primavera, i saggi insegnano, andrebbero fatte le grandi pulizie. E la vogliamo o no una nuova primavera della politica?
Ieri, in Commissione giustizia al Senato, è stato votato un emendamento in base al quale non solo non sarebbe possibile pubblicare le intercettazioni, ma non sarebbe possibile pubblicare qualsiasi notizia relativa ad indagini fino alla chiusura dell'udienza preliminare davanti al GUP.
Se passasse questa regola, un domani prossimo un caso simile a quello che ha travolto il ministro Scajola, non arriverebbe a conoscenza di nessuno.
E' una conquista di civiltà o, proprio il contrario, e cioè una mazzata alla libertà di informazione e al diritto di essere informati?
Curioso che l'emendamento sia stato proposto proprio all'indomani del caso Scajola.
Sento il bisogno di rifletterci su un pò, ma immediatamente, a pelle, avverto una spiacevole sensazione che, forse, dipende anche da una forma di pregiudizio incalzante che si sta impadronendo di me quando si parla di politica. Temo, insomma, che il fine ultimo, non sia tanto quello di preservare il buon nome di chiunque venga coinvolto, semmai da innocente, in processi mediatici e sommari, quanto, invece, quello di non disturbare il manovratore, e evitare dimissioni e roba varia che tanto potrebbero influire sul giudizio dei cittadini sui governanti e dintorni.
La giustizia italiana è una vera sagra dell'inciviltà, questo è vero, e troppo spesso si avvia a cento all'ora per schiantarsi contro un muro e raggranellare solo figuracce, dopo aver mietuto innocenti vittime, tutto vero; così come spesso la giustizia non comincia neanche a funzionare come almeno due famiglie lucane stanno sperimentando sulla loro pelle in questi giorni; ma arrivare a tenere il segreto anche sulla notizia dell'esistenza di una indagine, bè, oggi come oggi, in un momento nel quale dove non arriva la giustizia può arrivare la dignità delle persone coinvolte che, talvolta, sentono il bisogno di dimettersi a fronte di accuse pesanti, e dove la giustizia arriva sempre troppo tardi, forse non è cosa per l'Italia.
Ma, ripeto, lo sgomento viene dal fatto che ci voleva il caso Scajola per attivare un emendamento fino a ieri ritenuto inutile.
Il Giornale continua la crociata contro Fini e i finiani. E’ sempre positivo conoscere i rapporti fra cosa pubblica e famiglie dei potenti, perbacco, ma mi chiedo: il Giornale sapeva già queste belle cose? E se le sapeva già perché non le ha denunciate quando Berlusconi e Fini erano in “bonis”?
La stampa è seria e autorevole quando fa giornalismo sopra le parti. In Italia questo giornalismo manca totalmente; è sempre derby.
Un governo è serio e autorevole anche quando sa prendere decisioni impopolari e farle digerire. Un governo è serio e autorevole quando adotta scelte impopolari dopo aver stretto in prima persona la cinghia. Risultato: le scelte impopolari, seppur necessarie, vengono rimandate, e ci si trascina stancamente.
Un governo è serio e autorevole quando riforma quello che è da riformare; in Italia pressocchè tutto. Ma di riforme nisba. Beninteso, il discorso vale anche per i precedenti brevi governi prodiani.
Conclusione: abbiamo avuto e abbiamo governi poco seri e per niente autorevoli.
Abbiamo avuto e abbiamo una stampa poco seria e autorevole, tifosa, buona per le curve dello stadio.
Verranno tempi migliori?
Buongiorno. Vorrei essere il governatore per il centro destra, oppure, l'assessore di un governo di centro sinistra. Gradirei anche fare il Papa, o, se non è possibile, il Dalai Lama. Faccio in ogni caso presente che tifo per l'Inter, ma sono disponibile anche a tifare per il Milan. Sono il politico globale.
E' la prima volta che a Berlusconi gliene cantano in casa sua. In fondo può legittimamente dirsi che era ora. Questa presunzione di infallibilità è stata finalmente posta in seria discussione.
Credo sia il risultato più importante scaturito dal match di ieri.
Da anni, in molti, ci chiedevamo se era davvero necessario condividere quella serie di legge che, sotto l'immagine della riforma, tendevano a creare situazioni favorevoli al premier. Io ho sempre detto che, anche quando una legge ha i connotati oggettivi della opportunità, non può mai essere promulgata da chi se ne avvantaggerà per primo. E' una questione di diritto e di stile.
Ieri qualcosa del genere le ha dette Fini. Bene, era ora.
Vedere Berlusconi tirato, nervoso, rissoso vuol dire molto. Fini aveva una maschera glaciale. E' più bravo nel confronto diretto, non c'è dubbio, anche se una giuria che dovesse assegnare un punteggio ai due, sarebbe condizionata dalla presenza del premier e potrebbe arrivare a dire che ha vinto Berlusconi. Nel condizionare la gente è più bravo Berlusconi.
Fini usa la ragione e la logica, merce rara nella attuale politica, ma la colpa è anche la sua che ha evidentemente arruolato negli anni, in AN, i futuri galoppini del premier, e cioè più servi che cervelli, Berlusconi usa i luoghi comuni come arma di ragionamento, ed è francamente poco.
Io, davanti alle telecamere non avrei mai detto al mio avversario "dimettiti", è una caduta di stile, una ammissione che non si hanno argomenti di merito.
Mi è piaciuto Fini, anche strategicamente. Ma chissà come andrà a finire. In Italia in genere la massa segue il più forte, chi comanda.
Ad ogni buon conto mi piace rilevare come ieri i vari personaggi che si sono susseguiti, per lo più, hanno dimostrato quanto sono più piccoli di quanto cerchino di dimostrare. Ieri c'erano due generali e il resto era truppa, nulla di più.
Beffardo il neo rieletto Presidente della Regione Basilicata, quella del petrolio, per intenderci, ci ha comunicato, magari ce ne fossimo dimenticati, che l’innovazione continua.
Ce lo aveva mandato a dire come cartello elettorale, ora ce lo ripete accompagnando un bel ringraziamento per i voti ottenuti.
Io non sono fra quelli che lo ha votato, ma suppongo che l’innovazione riguardi anche me.
E mi chiedo se l’innovazione partirà dalle Calabro Lucane o dalle strade che fungono da infrastrutture mascherate, però, per un eterno carnevale, da mulattiere.
Oppure se riprenderà dalle scuole malmesse o dalla revisione delle royalties, dalla spiaggia che fu nel metapontino o dalla bonifica dei siti inquinati. Dall’acquisto degli immobili Asi o dai corsi che non hanno mai formato nessuno e ingrassato pochi. Questi ultimi sono talmente ingrassati che mi chiedo quando verrà il loro Natale e quando verranno trasformati in salsicce.
Oppure potrebbe ripartire dalle convenzioni agli amici, dalle mille inadempienze, dalla burocrazia lenta e macchinosa, o dai trenini Rivarossi che ci ritroviamo.
Ma sono tutte domande scherzose, perché l’importante è che l’innovazione continui.
Solo una cortesia chiedo al super Presidente: potrebbe dichiararci prima quali saranno i prossimi passi di questa tanto gridata evoluzione? Sì da consentirci una verifica?
L’infedele.
Non è un mistero che, cambiati i governi, la musica è rimasta sempre la stessa, in Italia. In Basilicata non sono cambiati neanche i governi, quindi non c’è contro prova, ma tutto lascia immaginare che la musica sarebbe stata simile.
Non è più possibile identificarsi con una formazione o con un’altra, perché i partiti hanno abdicato all’idea di avere un’ idea e inseguono i sondaggi.
Prima di prendere posizione su un tema etico o altro, la politica si interroga su cosa la gente vorrebbe, e si orienta di conseguenza.
Evidentemente questa non è politica ma è esattamente anti politica.
Il risultato è che non è più possibile sentirsi di sinistra come di destra.
Il Governo prende coraggio e impone una scelta solo quando questo serve ad allontanare i processi che incombono.
Questa politica è ovviamente malata, molto malata.
Pensate anche i movimenti alternativi, che pur stanno riscuotendo un bel successo, non offrono idee, ma sono semplicemente contro, tutto e tutti.
Sembra che la politica sia ridotta alla rincorsa del potere, costi quel che costi, anche non avere più il senso originario della politica.
Le strategie, poi, sono sempre le stesse, chiunque operi: sistemare i propri fidi ovunque, anche se non valgono niente: e l’occupazione è senza frontiere; si punta, infatti, ad avere il Procuratore Generale come il dirigente con la casacca, più o meno visibile, l’impiegato come la guardia giurata, allineati e coperti.
Per il resto ciccia.
A chi non abbia una cambiale da pagare si prospetta il vuoto ideologico, il deserto delle idee, e questi è costretto a non scegliere, o a votare per dispetto.
La politica tarda a rinnovarsi, poi, perché è permeata di gente che non ha idea di cosa possa essere un’ idea di politica, o l’interesse generale. E le giovani leve vengono tirate su a forza di clientelismo, o di premio alla fedeltà.
Temo andrà sempre peggio, fino a quando lo scollamento sarà totale e non ci sarà più un centesimo per sfamare le clientele.
Ma questo punto di non ritorno potrebbe riservare sorprese, e non prevederle dà la misura della cecità di questa politica tesa solo a sfamare la propria avidità.
Tante belle cose a tutti quanti.
(p)Link
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