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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Perché mai Di Pietro e il PD non si infervorano contro lo scandalo crescente degli appalti? Pensare che all’improvviso vogliano fare politica prendendo le distanze dalle disgrazie giudiziarie dei loro avversari, non è credibile. Perché in tal caso non sarebbero mancate le dichiarazioni in tal senso, e perché si sarebbe trattato di una svolta significativa e emblematica: “La giustizia farà il suo corso. Fino a quando non ci saranno sentenze tutti sono innocenti, che il governo governasse, abbiamo deciso di essere garantisti!”.
E allora?
Un Di Pietro imbarazzato, in un abito non suo, fa scalpore.
E pensare.
Cosa impedisce all’opposizione di bagnare il biscottino in questa apparentemente magnifica zuppa? Forse il timore di trovarsi in qualche elencuccio pure loro o qualcuno dei loro, evidentemente. Se così fosse, mi immagino la paura se non il terrore che devasta le notti dei moralisti dell’ultima tornata. Ci sarà sicuramente un regista, però. I tempi, calcolati, delle rivelazioni, non coincidenti con le scoperte documentali, ma ritardati ad arte, lasciano presumere che si possa confidare in un finale col botto.
A meno che.
A meno che il regista e gli sceneggiatori non stiano centellinando le rivelazioni in attesa di incassare un bel bottino in cambio del silenzio.
Ho il timore, comunque, che la vera verità non verrà mai a galla, come si è sempre verificato nel nostro torbido paese. E quindi cosa ci costa inventarci un finale da favoletta nel quale alla fine trionfa il bene e perde il male, ovviamente all’italiana?
E allora sentite qua:
“Lo scandalo si allargò a macchia d’olio, e coinvolse tutti i ministri degli ultimi quattro governi, e quelli ancora più vecchi si salvarono grazie alla prescrizione. Anche i parlamentari e molti governatori vennero attinti dalla giustizia, che mai come in questa occasione, seppe fare davvero pulizia del marcio che sembrava avere invaso ogni angolo o capillare del tessuto sociale. I partiti vennero smembrati, annullati dal furore giudiziario accompagnato dal consenso popolare. Alla fine i giudici tornarono a fare umilmente i giudici, nessuno di loro pretese di diventare politico, e la popolazione italiana si interrogò su come ricostruire un ceto di governanti. Prevalse la saggezza, e, quindi, decisero di usare il sorteggio per nominare capi di governo e ministri. Nessuno avrebbe potuto essere sorteggiato per più di una volta, e gli eletti avrebbero avuto una età fra i 35 e i 50 anni. Alla fine del breve mandato ogni ex avrebbe potuto sfoggiare un distintivo perché chiunque capisse di avere di fronte un umile servitore del paese. Quando le nuove leggi sembravano già tutte pronte, uno dei più animosi organizzatori del nuovo rinascimento truccò la macchina del sorteggio, e da allora in poi, governò pacificamente attraverso i suoi sodali che, a turno, venivano sorteggiati. Il popolo italiano non s’accorse di nulla e visse felice e finalmente soddisfatto”.
Buona domenica.
E allora?
Un Di Pietro imbarazzato, in un abito non suo, fa scalpore.
E pensare.
Cosa impedisce all’opposizione di bagnare il biscottino in questa apparentemente magnifica zuppa? Forse il timore di trovarsi in qualche elencuccio pure loro o qualcuno dei loro, evidentemente. Se così fosse, mi immagino la paura se non il terrore che devasta le notti dei moralisti dell’ultima tornata. Ci sarà sicuramente un regista, però. I tempi, calcolati, delle rivelazioni, non coincidenti con le scoperte documentali, ma ritardati ad arte, lasciano presumere che si possa confidare in un finale col botto.
A meno che.
A meno che il regista e gli sceneggiatori non stiano centellinando le rivelazioni in attesa di incassare un bel bottino in cambio del silenzio.
Ho il timore, comunque, che la vera verità non verrà mai a galla, come si è sempre verificato nel nostro torbido paese. E quindi cosa ci costa inventarci un finale da favoletta nel quale alla fine trionfa il bene e perde il male, ovviamente all’italiana?
E allora sentite qua:
“Lo scandalo si allargò a macchia d’olio, e coinvolse tutti i ministri degli ultimi quattro governi, e quelli ancora più vecchi si salvarono grazie alla prescrizione. Anche i parlamentari e molti governatori vennero attinti dalla giustizia, che mai come in questa occasione, seppe fare davvero pulizia del marcio che sembrava avere invaso ogni angolo o capillare del tessuto sociale. I partiti vennero smembrati, annullati dal furore giudiziario accompagnato dal consenso popolare. Alla fine i giudici tornarono a fare umilmente i giudici, nessuno di loro pretese di diventare politico, e la popolazione italiana si interrogò su come ricostruire un ceto di governanti. Prevalse la saggezza, e, quindi, decisero di usare il sorteggio per nominare capi di governo e ministri. Nessuno avrebbe potuto essere sorteggiato per più di una volta, e gli eletti avrebbero avuto una età fra i 35 e i 50 anni. Alla fine del breve mandato ogni ex avrebbe potuto sfoggiare un distintivo perché chiunque capisse di avere di fronte un umile servitore del paese. Quando le nuove leggi sembravano già tutte pronte, uno dei più animosi organizzatori del nuovo rinascimento truccò la macchina del sorteggio, e da allora in poi, governò pacificamente attraverso i suoi sodali che, a turno, venivano sorteggiati. Il popolo italiano non s’accorse di nulla e visse felice e finalmente soddisfatto”.
Buona domenica.
Signori mi presento sono una nullità.
Ho studiato. Mi sono laureata con il massimo dei voti e ho sostenuto, vincendolo, un concorso senza raccomandazioni.
Sono stata assunta in Ente Pubblico dopo aver fatto l'Avvocato per 6 anni ed anche nel mio Ente faccio l'Avvocato. O meglio vorrei fare l'Avvocato, ma faccio la schiava e a volte la Segretaria dei miei colleghi. Maschi, ovviamente, presuntuosamente maschi.
Mi sono impegnata e m'impegno quotidianamente nella difesa del mio Ente, che pecca molto, costretta a mantenere la lucidità ai massimi livelli, le orecchie bene aperte e gli occhi spalancati per evitare agli altri colleghi di fregarmi, ai giudici di prevaricarmi e soprattutto per evitare a me stessa distrazioni e cedimenti. Questa, poi, è l'impresa per me più ardua. Quando torno a casa sono esausta e ne va di mezzo la mia vita personale e quella della mia famiglia.
Sono perennemente all'erta, non dormo serena e sono costantemente assillata dal lavoro, gorno e notte. Faccio l'avvocato anche se pare che questo per il mio Ente sia un handicap, sarebbe meglio far finta di fare l'Avvocato.
E dire che cerco di costituirmi nei termini, di evitare preclusioni e decadenze che, ovviamente, consentirebbero poi a colleghi e magistrati vita facile, complicandola, invece, a me. Affronto udienze di centinaia di cause annue ogni giorno, leggendo e analizzando migliaia di fascicoli all'impronta perchè non sempre si tratta di cause a mia firma e non avendo alcuna possibilità di prepararmele prima per il loro numero elevatissimo.
Ascolto decine di testi, scrivo migliaia di verbali, non manco un'udienza, mi alleno di corsa nei corridoi del Tribunale cercando di essere ubiqua tra il quarto ed il quinto piano del palazzo di giustizia, torno a casa agli orari più strani e spesso non pranzo perchè non ci riesco.
Cerco di farmi valere e di far valere l'Ente che rappresento, che, ripeto, spesso pecca, e di evitare, per quanto posso, pregiudizi e problemi....Recito all'impronta una parte che non è solo mia da ben 24 anni, sono sempre presente sul mio posto di lavoro, sono a disposizione dei mie collaboratori e dei miei dirigenti, rispondo al telefono e cerco di essere gentile con il pubblico anche quello più estenuante.....
Redigo decine di atti e firmo migliaia di lettere, diffide e note varie, organizzo il mio lavoro all'interno dell'Ufficio, navigo a vista tra mille problemi giuridici ed organizzativi saltellando tra materie disparate, circolar e riorganizzazioni continue, scrivo mail, tengo buoni rapporti con i colleghi per evitare che si vendichino con l'Ente che rappresento, e spesso, anzi sempre, ci riesco.
Rispetto i Magistrati e cerco di farmi rispettare da loro e dai colleghi di controparte che pensano che un Avvocato di un Ente pubblico, in quanto stipendiato debba essere chissà perchè compiacente e ottengo risultati apprezzabili che si riflettono anche sul buon nome dell'Ente, pur mantenendo i ruoli, sono rispettosa dei miei collaboratori .... ma, devo inesorabilmente prenderne atto, sono una nullità!
Tutto ciò non mi è servito a nulla, non è servito neanche essere autrice di una pubblicazione, essere chiamata in Avvocatura Centrale, aver fatto da docente in alcuni corsi, invece di andare avanti sono condannata a stagnare o, peggio, a scendere in graduatoria a favore di chi nulla si è meritato, perchè per il mio Ente sono una nullità, è come se fossi trasparente.
Ho capito che per esser qualcuno per l'Ente che rappresento e dal quale dipendo non devo mostrare alcun interesse per il mio lavoro, devo millantare credito e anzi lo devo snobbare, devo trattare male i miei colleghi, anche gettando loro addosso fascicoli e carte umiliandoli davanti agli altri, e vessare i miei collaboratori, devo esser furba e truffaldina e soprattutto non devo sapere nulla., non serve a niente anzi più ignorante sei e meglio stai. Leccare il sedere ai capi o avere santi in paradiso è credenziale più proficua..
Affannarti, preoccuparti, avere senso di responsabilità, cercare di fare il meglio se pure tra mille difficoltà, è un handicap, un'aggravante al tuo già innato senso di colpa. Ma io non riesco a cambiare habitus, e rimarrò una nullità, fieramente, se pur con l'amaro in bocca!
Gloria, allora, agli ignoranti, agli scostumati e agli sfaticati è loro il Regno dei Cieli nella Pubblica Amministrazione Italiana, vengono premiati, acclamati come vincitori.
Io come nullità sono già vinta!
di Filly Camardese
1) - Ci sono tanti consumatori di droghe, ma il trattamento riservato ai consumatori è spesso molto differente. Morgan, infatti, viene cacciato dalle trasmissioni e processato pubblicamente; in Basilicata, invece, Colombo è un mito, un esempio, un testimonial, sempr in prima fila, e nessuno si pone il problema che alla Rai si sono posti per Morgan.
Di che riflettere? Macchè. Siamo in Italia.
2) -Berlusconi, stanco di non avere seri avversari, comincia a farsi del male da solo. Ha detto, infatti, non senza suscitare diffusa ilarità, che le tasse sono diminuite. Scusatemi, ma io non me ne ero accorto. Anzi, facendo due conti mi sembrava il contrario, e cioè che fossero generalmente, seppur di poco, aumentate. Forse era meglio sorvolare sull’argomento; che la popolarità del premier finirà per diminuire solo su autogol, e non su azione dell’avversario?
3) - TG Tre: un diciassettenne travolge una famiglia con un furgoncino. Rete Quattro: un rumeno travolge una famiglia col furgoncino. Sbaglierò, ma entrambe le posizioni mi sembrano irragionevolmente e ottusamente di parte. Entrame vogliono dire o non dire solo quello che gli conviene. L’informazione è troppo politicizzata e di scarsissima qualità.
4) - Nella politica, i politici vivono con gli appannaggi relativi alle funzioni amministrative che ricoprono. In genere, non hanno redditi propri e diversi. Bene. Visto che per loro è un lavoro, NOI siamo i datori di lavoro. Possiamo decidere chi assumere?
Con le regionali che incombono è necessario che la politica sappia assumersi tutte le sue responsabilità. Il quinquennio trascorso è stato decisamente scadente, e la situazione generale lucana non è per niente felice.
A sinistra sono talmente sicuri di una riconferma che non si preoccuperanno di presentarsi con un programma davvero serio e rifondante. Hanno il reale potere nelle mani, sanno esercitarlo, e, come da tradizione, sanno cavar consenso anche dalle pietre.
A destra, non voglio arrivare a pensare che siano altrettanto sicuri ma di una nuova sconfitta, ma un partito che parte alla conquista della Regione, per l’ennesima volta, dovrebbe avere fermenti ben superiori a quelli visibili oggi.
Nessuna idea che possa provare a sovvertire i pronostici, infervorando l’elettorato lucano con una nuova speranza.
Il contesto generale è deludente, come deludente sembra il prossimo panorama delle candidature.
Assisteremo alle solite manovre?
Vedremo ancora a raccolta i caporali, infilati nelle liste solo grazie alla militanza, o alla fedeltà verso il tal o tal’altro politico? Dovremo ancora subire scelte non condivise, neanche partecipate, e ben lungi da criteri che prediligano la qualità?
Fin’ora si è usato il sistema che l’uscente debba essere prioritariamente ricandidato, e i posti vuoti debbano essere riempiti secondo logiche correntizie di basso profilo e respiro, soprattutto per la collettività.
Sarebbe l’ora di cambiare, dicevo, il tempo della assunzione delle responsabilità.
I partiti, tutti, devono sapersi proporre con liste che abbiano scavato fra le ipotesi di candidature alla ricerca delle eccellenze, senza garantire alcuna rendita da posizione, o rendita da fedeltà. Perché la Lucania non ha bisogno di soldatini, se non addirittura di mercenari, ma ha bisogno di teste pensanti che si faccian carico del futuro della regione.
E allora ben vengano le conferme nei confronti di chi ha le qualità giuste, ma le liste devono, dal primo nome all’ultimo, offrire garanzie di estrema qualità.
Sapranno i partiti fare questa rivoluzione interna? Ovviamente no, salvo eccezioni rare e probabilmente casuali; e allora che gli elettori si sforzino di andare oltre la richiesta di consenso, decidendo secondo la coscienza non personale, ma secondo la coscienza del cittadino, del lucano che ha a cuore la sua regione e punta su un futuro di crescita, sviluppo e civiltà.
Coraggio, un no ai questuanti di voti di professione, sicuramente non vi sconvolgerà la vita, anzi…..
Amici non riesco a scrivere niente da due giorni. Non mi era mai successo. Se si tratti di un sintomo particolare di un malessere nascosto non lo so, certo e' che faccio fatica a postare. Spero di sbloccarmi. Con i migliori ossequi a tutti.
Democrazia è partecipazione così come una democrazia senza discussione non è democrazia. Ma, alla fase della discussione, segue quella della decisione. Talvolta si hanno anche decisioni adottate all'unanimità, ma è un caso raro. Nella stragrande maggioranza dei casi, le decisioni vendono prese a maggioranza. Il che significa che se, prima di una discussione, si organizza una maggioranza, la discussione è una finzione, perchè la maggioranza ha già deciso. In questi casi, che costituiscono la generalità, la democrazia consiste nel fatto che, trascorso un certo periodo di tempo, possono prevalere maggioranze diverse. Il tutto si traduce nel fatto che, sempre e in ogni caso, le discussioni democratiche lasceranno spazio a decisioni a maggioranza. Le decisioni prese a maggioranza sono, per definizione, decisioni di parte, anche se la parte che le sostiene sia più numerosa di quella che le contrasta. Ciò non toglie, però, che queste decisioni siano tutto tranne che democratiche. Viviamo, quindi, un quotidiano assolutamente non democratico, mentre rimane democratica la periodica decisione di chi debba adottare decisioni di parte. Un tale sistema, che, nel quotidiano amministrativo e legislativo, democratico non è, necessita, quindi, di controlli, affinchè si eviti che le decisioni siano arbitrarie, contrarie alla legge, o soltanto ingiuste. Il sistema dei controlli, però, in Italia si è fortemente indebolito negli anni. Mentre qualche decennio orsono il sistema dei controlli, pur esistente ed efficace, lamentava, talvolta, corrosioni illecite. Il controllo, oggi, lo fa esclusivamente la magistratura, ma trattandosi di controllo esercitato al di fuori della politica e della amministrazione, diventa un controllo esercitato da un altro potere, con la conseguenza che detto ultimo potere può influenzare il primo. Circostanza, invero, inopportuna assai, perchè rischia di trasformare in normalità quella che dovrebbe essere soltanto una estemporanea eccezione. Il controllo dovrebbe, invece, essere prima di tutto interno alla politica, e affidato alla opposizione, che, per giustificare anche la propria esistenza, dovrebbe svolgere un ruolo, appunto, di controllo effettivo, di denuncia, di difesa dei diritti eventualmente calpestati. Una opposizione di questo tipo comporta la necessità della inesistenza di qualsivoglia forma di consociativismo, invece, ben avanzato in Italia, soprattutto ai livelli più bassi, ma non escluso neanche in quelli più alti. In conclusione, si può serenamente affermare che in Italia non esiste vera democrazia perchè nell'ordine: abbiamo la dittatura della maggioranza, l'opposizione non effettua alcun controllo, maggioranza e opposizione spesso si spartiscono il piatto. A peggiorare la situazione esiste un conflitto fra poteri di inaspettata mole. In questa situazione sperare che le cose vadano bene diventa una scommessa, ogni giorno che passa, difficilmente vincibile. Se si aggiunge che è venuta meno anche la possibilità di discutere all'interno dei partiti, come si dice, la frittata è completa. E allora sarebbe il caso di rimboccarsi le maniche e rifondare questa squinternata repubblica.
Francamente non capisco l'ostinazione di Berlusconi. Premettendo che il PDL non può ritenersi Berlusconi-dipendente, altrimenti non sarebbe un partito, ma un esercito, e non dovrebbe nutrire per se stesso alcuna stima, così come ogni illustre personaggio, da Fini in giù, dovrebbe immaginarsi solo come comparsa, ebbene tanto premesso, il lusso di fregarsene dei processi evitando ogni dimissione, proprio non se lo può permettere. E questo per più ordini di motivi: 1) un partito col numero di consensi del PDL non può presentarsi senza alternative al leader carismatico per la postazione di primo ministro; 2) la figura di Berlusconi non è detto debba esser buona solo al vertice del governo, ben potendo rimanere, per un pò, e salvo complicazioni, al vertice del partito; 3) opporre un muro contro muro all'opposizione sulla questione del conflitto d'interesse, e sulla pendenza giudiziaria del premier, dopo aver incassato un terribile diretto sul grugno col nodo Alfano, avendo ben altro da opporre, in tema di politica vera, ridimensiona la caratura politica del leader e del suo partito; 4) incaponirsi sulla posizione di "a morte i giudici comunisti", non è opportuno, e dà l'idea che gli interessi del premier sono superiori a quelli degli italiani, e questo non è e non può essere, neanche nella testa di Berlusconi; 5) esiste una maniera elegante per affrontare la attuale problematica, e consiste nel farsi da parte, aspettare i giudizi, e in caso di esito positivo, riproporsi prepotentemente; 6) l'Italia può essere governata anche da un altro esponente del centro destra, e volerlo escludere a priori, sulla scorta del risultato elettorale, significa nascondere la testa sotto la terra, e andare incontro ad una battaglia dall'esito incerto; 7) dal lato strategico, non ha senso pretendere di imporre la propria innocenza a prescindere dai processi, quasi fosse qualcosa di apoditticamente ovvio; 8) anche da un punto di vista strettamente personale, affrontare i giudizi da cittadino qualunque, forse lascerebbe spazio ad una maggiore obiettività, e diminuirebbe il rischio di una decisione politicizzata. Sintetizzando, ritengo poco accorto insistere nel dire non mi dimetterò mai e poi mai, anzi, sbaragliando ogni previsione, lo farei immediatamente; chiederei di essere processato velocemente, e col governo affidato ad un altro, e con l'identica coalizione, a fine processo andrei alle elezioni con Berlusconi premier se innocente, con un altro se condannato. Qui non si tratta di salvare solo la pelle di Berlusconi, qui si tratta di fare la politica migliore per l'Italia, e per battere gli avversari, oggi e domani, senza dare l'idea di essere convinti di poterlo fare solo con Berlusconi. Infatti, se è vero che fino ad oggi, il centro destra ha vinto soprattutto per il cavaliere, dovrà prima o poi attrezzarsi per poterlo fare anche solo perchè forza politica credibile e riformista. Questo dovrebbe essere il reale intento anche di Berlusconi, se solo immagina di poter passare davvero alla storia, e non solo per la ricostruzione d'Abruzzo e per le barzellette.
Le vicende di questi giorni che hanno infangato con squallidi episodi boccacceschi la politica di questa povera Italia, mi hanno portato a pensare alla condizione della donna, in genere, ed in politica in modo specifico, passando attraverso l'argomento prostituzione. Sembrerebbe che non ci sia nesso tra queste cose ed, invece, a parer mio un nesso c'è.
In effetti, da tutto questo squallido bailamme noi donne ne siamo uscite con le ossa rotte. Infatti, nel caso del Premier, ci siamo viste miseramente raffigurate come meretrici, la classica figura della meretrice, moderna, dal nuovo nomen, ma pur sempre meretrice, e, nel caso di Marrazzo, siamo state addirittura soppiantate dai nostri più diretti concorrenti: i Trans.
Noi, che meretrici non siamo, e che siamo persone normali: mogli, madri, compagne, fidanzate, lavoratrici, casalinghe, tutte impegnate ad inventarci ogni giorno la vita tra un impegno e un altro, riuscendo a mala pena a ritagliarci piccoli spazi di libertà, quasi fossero furti alla cura che, generalmente, riserviamo agli altri, ovvero a tutti coloro di cui, nel bene e nel male,dobbiamo occuparci nel corso della nostra vita, stiamo rischiando di non essere più l'altra metà del cielo. Forse siamo regredite ad un sesto!
Nè ci può salvare una ribellione alla Lisistrata, visto che, da quello che si legge e si vede, le occasioni di distrazione fuori, sulla strada, abbondano. Perchè tanta prostituzione in Italia? Ovvio, perchè abbonda la clientela, maschile, chiaramente e questo per me è un dato drammatico. Non riesco a non pensare alle ignare mogli, compagne e fidanzate prese per i fondelli dai loro uomini che, di soppiatto e di nascosto con illusorio vanto di macho, coltivano queste "passioni" pur continuando, a casa, la loro vita come se niente fosse, da bravi e scaltri doppiogiochisti.
Ma, mi chiedo, questo è mai accaduto per le donne? La risposta è sicuramente negativa, se non altro non in queste dimensioni. Mi pare che, da che mondo è mondo, la prostituzione sia stata usufruita dagli uomini di tutte le razze, ceto, età, condizione e religione e mi pare altrettanto che tutte le razze, ceti, età e religioni abbiano sempre condannato, come azioni riproverevoli e immorali, pari comportamenti femminili.
Insomma il tradimento ed il il doppiogiochismo sono accettati se maschili ed esecrati se femminili. L'uomo, quindi, può essere un traditore ed un doppiogiochista, al massimo lo si perdona, e può esserlo, allora anche in politica, ed anche qui gli elettori lo perdonano.
Tuttavia, credo che, a prescindere dai moralismi e dagli innumerevoli e pur discutibili metus e timori insinuati nei nostri geni femminili da culture e credi di svariato genere, che ci portano a fuggire da tali comportamenti, l'esecrazione e la condanna categorica e senza sconti che subirebbero o subiscono le donne che si comportino al pari degli uomini, sia nel fatto che noi donne siamo (e dobbiamo essere) più serie, moralmente più solide e responsabili, abituate come siamo al senso del dovere, al dover pensare agli altri prima ancora che a noi stesse e a valutare, conseguentemente, l'impatto negativo e deflagrante che le nostre azioni potrebbero avere sulle persone a noi legate, soprattutto da vincoli familiari.
Ed allora, ritornando a bomba sulla politica, credo che una maggiore, se non preponderante presenza delle donne, quelle serie non le veline o escorts, in politica, proprio per le innate caratteristiche femminili naturalmente orientate al senso di dovere e responsabilità, sia la salvezza, la soluzione ai tanti mali che la affliggono. Sono assolutamente sicura che non ci sarebbero stati i casi Berlusconi, Marrazzo, Mele, Sircana, e perchè no Clinton, e prima ancora Profumo e chissà quanti altri, così come sono sicura che non ci sarebbero stati il dilagare della corruzione e dello spreco nelle proporzioni gigantesche e sistematiche di cui, purtroppo, siamo stati e siamo tutti vittime, oltre che colpevoli.
Siamo meno futili, allocche, viziate e viziose, noi, siamo più concrete e pragmatiche, più serie e più responsabili, magari anche anche più scaltre, perchè no?
Noi, donne normali, da sempre, siamo l'ossatura della società, siamo quelle che devono far quadrare i conti, che devono darsi da fare per organizzare la vita degli altri e fare in modo che tutto s'incastri, che devono saper ascoltare e che devono saper insegnare, che devono saper perdonare anche quando subiscono umiliazioni, che devono saper sopportare il dolore anche quando è lancinante, che devono sempre garantire l'efficienza del servizio reso, che devono sempre confrontarsi con il risultato delle loro azioni, siamo quelle, cioè, che sempre e da sempre devono rendere il conto delle loro azioni ed omissioni.Il risultato sono i nostri figli, le nostre famiglie, la loro sorte, la loro "riuscita" dipende principalmente da noi.
Credo, allora, che se fossimo di più in politica, la sorte della famiglia Italia avrebbe migliori garanzie di riuscita, non foss'altro perchè non ci faremmo corrompere così facilmente come gli uomini, anzi, saremmo naturalmente gli angeli custodi della buona amministrazione, perchè siamo sicuramente meno corruttibili di loro, perchè siamo innegabilmente più solide e rigorose, ed anche per via del terribile timore del cattivo giudizio altrui che è un nostro timore atavico.
I conti quadrerebbero al cento per cento perchè sono millenni che li facciamo quadrare, anche facendo sacrifici personali pur di soddisfare le esigenze altrui e, quindi, gli altri, ossia i cittadini, sarebbero al primo posto e non all'ultimo nei nostri propositi, nei nostri progetti e nelle nostre azioni, così come la loro vita sarebbe più e meglio organizzata, perchè ci porremmo anche problemi pratici e non solo di principio, e cercheremmo una pronta ed efficace soluzione.
Sicuramente, e questa è una mia convinzione inequivocabile, non faremmo cadere Governi e Regioni, se ne avessimo la responsabilità, per correre dietro ad un aitante giovincello ben dotato, mettendo a rischio la nostra famiglia e la sua stabilità, non ne saremmo capaci, avvertiremmo, quantomeno, il senso della vergogna e della colpa che, purtroppo, gli uomini dimostrano di non avere.
Ma, soprattutto, sentiremmo il dovere di rendere il conto.
Parliamo di evasione fiscale. Nel momento in cui impazza l'Italia decadente dei politici da strapazzo, parliamo di evasione fiscale. Le prostitute, i trans che vendono il loro corpo, guadagnano a volte benissimo, spesso bene, talvolta pochino. Dipende dal target del cliente. Ma guadagnano. Per loro è un lavoro, nei confronti del quale, Santoro docet, portare anche rispetto. E dal momento che chi si prostituisce è stato definitivamente sdoganato, appunto, da Santoro, che, in Anno Zero, ha riconosciuto, anche come dignitosa, la professione più vecchia del mondo ebbene mi spiegate perchè non devono pagare le tasse? Ormai è una professione nobilitata; la sinistra l'ha portata sull'altare, perchè aveva infangato il premier. Bene, finiamola con l'ipocrisia e tassiamo chi vende il proprio corpo. Premettiamo solo una riflessione sulla liceità di questo "lavoro", e subito dopo, con il parere immagino favorevole di Santoro e Travaglio, partiamo con gli accertamenti sulla Daddario, su Natalie, e su tutta l'allegra compagnia. La finissero di fare le vittime, guadagnare 3.000 euro a serata, e vivere alle spalle di chi lavora. Ce l'hanno questo coraggio i politici, o hanno premura si salvaguardare la categoria per evitare di pagare anche l'iva? Ma su, che per loro si potrà lavorare a nero, evitare di staccare lo scontrino, e chissenefrega. A pagare l'iva saranno i clienti normali. Poi semmai partiranno le raccomandazioni, i concorsi truccati e tutto l'ambaradan, come al solito, quando c'entra la politica italiana. Tanto, visto che una prostituta può avere l'onore della prima serata in TV, per quello che fa volontariamente, e non perchè vi è semmai costretta perchè vittima della criminalità organizzata, portiamoci anche Natalie, vero Santoro?, e il cerchio sarà completo. lancio un refrain, che chiedo a tutit di ripetere come un mantra: "LA POLITICA ALLE PERSONE SERIE!".
L'indignazione, le bugie, e infine la confessione. In America avrebbe già fatto le valigie per la Papuasia. Invece lui si autosospende. L'escamotage per evitare umilianti elezioni anticipate, che, per la prima volta, sarebbero causate, non da una crisi politica, ma dal vizietto del Presidente. Che Italia. Chi paga per fare sesso viola più volte la legge, se c'è anche la droga la legge violata è quella penale. Ma, almeno per noi lucani, la droga in politica è una specie di gerovital, altro che sostanza dannosa e illecita. Comunque tutta la mia solidarietà al buon Marrazzo, statista in mutande di fronte all'Italia. Chi va in malora troverà sempre la mia comprensione. Ad ogni modo bisogna correre ai ripari. I nostri politici sono davvero sessualmente irrefrenabili. Come adolescenti dalle frequenti e involontarie erezioni, non pensano ad altro. E come possiamo uscire fuori dalla crisi con questi esemplari buoni solo per la serata piccante? Invece di ritirarsi e leggere un buon libro! O di guardare come tutti noi, la TV. Niente, strisce bianche e tette rifatte, anche da zero, talvolta! Andrebbero tutti richiamati all'ordine, e a cena senza frutta, troppe intemperanze sessuali. Posso dirne una: mi vergogno della nostra classe politica. Beninteso, della vita privata di Marrazzo, semplicemente me ne fotto, ma scomparisse dalla scena pubblica, per l'amor di Dio.
(p)Link
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