\\ Home Page : Storico : Amenità (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Sono un idiota.
Ma come ho fatto a cascarci. Un autentico imbecille.
Calma, comunque, calma. Respirare profondamente, con lo stomaco. Ommmmmmmm.., Devo riconquistare la padronanza di me. Ommmmmmmmmm…
Forse va meglio. Uffa, è stata dura. Ma che cretino. Ma come è potuto succedere. Anni e anni a studiare ogni minimo dettaglio, quella piega della bocca a mostrare sussiego, padronanza, superiorità. Quel sorrisino beffardo che mi invidiano tutti. Quello stile un po’ inglese, chic, raffinatissimo, impeccabile, tutto in frantumi in pochissimi minuti. E poi per quel cretino. Ma roba da matti.
Eppure non mi manca niente. Ho studiato per anni, sono preparato. Ho studiato tutte le situazioni possibili. Uffa, uffa, uffa. E quando ci rimetterò a riconquistare l’aplomb? Più mi guardo allo specchio e più mi chiedo come è potuto succedere.
Mai più Massimo! Mai più! Dai che ce la faremo. E ora in barca. Oggi c’è il vento giusto.
Specchio specchio delle mie brame, ti piaccio sempre?
Massimo, comunque, detto fra me e te: vai a farti fottere. Anzi, prova così che fa più effetto: vai a favti fotteve. Ciao, vado in bavca.
M.D.
(dialogo di fantasia fra un noto politico e lo specchio).
Ma come ho fatto a cascarci. Un autentico imbecille.
Calma, comunque, calma. Respirare profondamente, con lo stomaco. Ommmmmmmm.., Devo riconquistare la padronanza di me. Ommmmmmmmmm…
Forse va meglio. Uffa, è stata dura. Ma che cretino. Ma come è potuto succedere. Anni e anni a studiare ogni minimo dettaglio, quella piega della bocca a mostrare sussiego, padronanza, superiorità. Quel sorrisino beffardo che mi invidiano tutti. Quello stile un po’ inglese, chic, raffinatissimo, impeccabile, tutto in frantumi in pochissimi minuti. E poi per quel cretino. Ma roba da matti.
Eppure non mi manca niente. Ho studiato per anni, sono preparato. Ho studiato tutte le situazioni possibili. Uffa, uffa, uffa. E quando ci rimetterò a riconquistare l’aplomb? Più mi guardo allo specchio e più mi chiedo come è potuto succedere.
Mai più Massimo! Mai più! Dai che ce la faremo. E ora in barca. Oggi c’è il vento giusto.
Specchio specchio delle mie brame, ti piaccio sempre?
Massimo, comunque, detto fra me e te: vai a farti fottere. Anzi, prova così che fa più effetto: vai a favti fotteve. Ciao, vado in bavca.
M.D.
(dialogo di fantasia fra un noto politico e lo specchio).
L’italiano segue le mode come pochi al mondo. E le lancia pure. Anche mode dissacratorie. Vi ricordate il Vaffa… di Grillo? Roba ormai vecchia. Ora c’è il “va a farti fottere” di D’Alema.
Queste mode colorite provengono quasi tutte dal mondo di sinistra, sempre all’avanguardia, nonevero.
E allora cominciamo a usarlo per non passare da bombolette spray.
E a mò di litania, recitiamo compunti:
Verdini inquisito per chissà quale imbroglio. Che vada a farsi fottere.
Scajola che non sa chi gli ha pagato la casa. Che vada a farsi fottere.
Il Presidenzialismo alla francese, alla tedesca e alla coque, che vadano a farsi fottere.
Le veline, i trans, e i loro clienti. Che vadano a farsi fottere.
La moviola, l’isola dei famosi, Ballarò, Porta a Porta, Matrix e Annozero. Che vadano a farsi fottere.
I carrieristi, gli evasori, i raccomandati, i clientes e i loro padrini. Che vadano a farsi fottere.
Il superenalotto, turista per sempre, i casinò, le bische e le scommesse. Che vadano a farsi fottere.
La politica, la corruzione, la concussione, i privilegi e le auto blu. Che vadano a farsi fottere.
Il DDL intercettazioni, il mille proroghe, il DDL incentivi, e le proposte di riforme. Che vadano a farsi fottere.
Il cinquantesimo codice della strada in dieci anni. Che vada a farsi fottere.
Il Campionato del mondo, il festival di Sanremo, la tombola. Che vadano a farsi fottere.
I disonesti, i razzisti, i bugiardi e chi paga le case di nascosto. Che vadano a farsi fottere.
Il vino che sa di rosa canina, il podolico e la barca a vela. Che vadano a farsi fottere.
“Sarà, ma ora mi sento più leggero”. “Ma va a farti fottere”.
Queste mode colorite provengono quasi tutte dal mondo di sinistra, sempre all’avanguardia, nonevero.
E allora cominciamo a usarlo per non passare da bombolette spray.
E a mò di litania, recitiamo compunti:
Verdini inquisito per chissà quale imbroglio. Che vada a farsi fottere.
Scajola che non sa chi gli ha pagato la casa. Che vada a farsi fottere.
Il Presidenzialismo alla francese, alla tedesca e alla coque, che vadano a farsi fottere.
Le veline, i trans, e i loro clienti. Che vadano a farsi fottere.
La moviola, l’isola dei famosi, Ballarò, Porta a Porta, Matrix e Annozero. Che vadano a farsi fottere.
I carrieristi, gli evasori, i raccomandati, i clientes e i loro padrini. Che vadano a farsi fottere.
Il superenalotto, turista per sempre, i casinò, le bische e le scommesse. Che vadano a farsi fottere.
La politica, la corruzione, la concussione, i privilegi e le auto blu. Che vadano a farsi fottere.
Il DDL intercettazioni, il mille proroghe, il DDL incentivi, e le proposte di riforme. Che vadano a farsi fottere.
Il cinquantesimo codice della strada in dieci anni. Che vada a farsi fottere.
Il Campionato del mondo, il festival di Sanremo, la tombola. Che vadano a farsi fottere.
I disonesti, i razzisti, i bugiardi e chi paga le case di nascosto. Che vadano a farsi fottere.
Il vino che sa di rosa canina, il podolico e la barca a vela. Che vadano a farsi fottere.
“Sarà, ma ora mi sento più leggero”. “Ma va a farti fottere”.
Gli industriali? Ce li ho.
Le Cooperative? Ce le ho.
La stampa? Ce l’ho, anche a doppione.
Al mio governo non manca proprio nulla. Sono stato perfetto. L’opposizione non fa testo. L’IdV starà buona, e ai popolari sto preparando un tramezzino per riempirgli la bocca. Non ho praticamente avversari. La gente mi teme e mi ama.
Sono il migliore.
Alla gente che proprio non gli va la mia minestra non rimane che cantare “No, non è giusto, che tu hai tutto, e noi invece no. Tu sei perfetto, tu non hai un difetto, che rabbia che ci fai”.
L’unico rischio che corro è innamorarmi troppo di me, e visto come sono difficile, è capace che mi dico di no.
Il Governatore
Le Cooperative? Ce le ho.
La stampa? Ce l’ho, anche a doppione.
Al mio governo non manca proprio nulla. Sono stato perfetto. L’opposizione non fa testo. L’IdV starà buona, e ai popolari sto preparando un tramezzino per riempirgli la bocca. Non ho praticamente avversari. La gente mi teme e mi ama.
Sono il migliore.
Alla gente che proprio non gli va la mia minestra non rimane che cantare “No, non è giusto, che tu hai tutto, e noi invece no. Tu sei perfetto, tu non hai un difetto, che rabbia che ci fai”.
L’unico rischio che corro è innamorarmi troppo di me, e visto come sono difficile, è capace che mi dico di no.
Il Governatore
E' mattina presto. Sono pronto per uscire. Col pc nella apposita borsa con tracolla inforco la mia Bianchi nera, freni rigorosamente a bacchetta, e pedalando allegramente comincio una giornata che si annuncia mediamente impegnativa. Potenza a questa ora è bella, silenziosa e poco frequentata. Soltanto gli edicolanti che spaccottano i quotidiani, i baristi che lucidano i banconi e gli spazzini che fischiettando ripuliscono per bene la città. Il percorso pianeggiante non affatica anzi rende fluifa la pedalata che un rapporto fisso da città rende addirittura rapidissima. Dall'aeroporto comincia il primo decollo, ma il ronzio è lontano e fa quasi compagnia. E' il volo per Roma, lo prendono i pochi parlamentari potentini che faranno ritorno in serata. Pochi autobus, già discretamente affollati, invadono le strade già impegnate dai ciclisti. Le poche auto sono ancora chiuse nei garages interrati. L'aria è fresca e pulita, e dalle fontane sgorga una leggerissima acqua montana. Mi fermo al solito bar. Mi seggo al tavolino all'aperto, anche questo il solito, e apro i quotidiani fermati da bacchettoni in legno ludico e consunto dall'uso, che il barista mette a disposizione degli avventori. Senza chiedere nulla mi vedo servire un fumante cappuccino cosparso di cacao con la bustina di dolcificante. Lascio un euro sul tavolo e riprendo a pedalare. Ora le strade sono già più affollate: tante bici, anche sportive, sono quelle degli studenti. Bella gioventù quella potentina. Molto sportiva, assedia nel dopo scuola le tante strutture pubbliche messe a disposizione della amministrazione. Ma anche molto studiosa. La biblioteca "no stop", così chiamata perchè aperta 24 ore su 24, è sempre gremita di giovani e meno giovani. Le sale di lettura, quelle per le proiezioni e quelle dedicate alla navigazione in internet sono sempre gioiosamente piene. Il sistema wireless cittadino, comunque, consente a tutti di sedere su una delle tante confortevoli panchine e fare la propria navigata senza stare al chiuso. Avverto, però, un dolore alla caviglia; come una serie di calci o bastonate....oh; uffa, è mia moglie che mi sta avvertendo che russo. Uffa mi tocca rigirarmi e cominciare il sogno daccapo. va bè, fa niente, stavolta ci metto pure le macchine elettriche volanti.
Ancora poche ore e l'operazione di restyling sarà completata. Questo blog riprenderà a testimoniare, quotidianamente, la realtà quotidiana. Mi scuso per l'attesa.
I settentrionali hanno sempre qualcuno che li guarda dal basso. I terroni, per esempio, o gli extracomunitari. La foga anti-terrone, in verità, negli ultimi anni, è un po’ svanita perché con il massiccio ingresso di uomini di colore, in fondo, ai polentoni è sembrato andasse comunque peggio. Siamo al “forse erano meglio i terroni”, più o meno.
Ma nell’immaginario dei polentoni rimane poca differenza fra un lucano o un calabrese, per non dire napoletano, che rimane un’autentica icona della meridionalità, e un marocchino o ghanese. A me va bene così. Perché differenza non ne vedo. Io. Ma i polentoni fra loro e stessi e il resto del mondo, beninteso da Roma in giù, sanno bene che di differenza ne corre assai.
In fondo temo abbiano ragione.
Fra i polentoni e terroni corre un oceano di umanità di differenza, un oceano fatto di freddezza da un lato, e di calore dall’altro.
Ma comunque la cosa più simpatica è notare il disagio dei polentoni di fronte ad un terrone che è più civile di loro. O che è meno ignorante di loro. Evitano, a questo punto il confronto, e si trincerano dietro la loro supposta superiorità. Un po’ come quando qualcuno di sinistra si ritiene superiore a uno di destra solo per definizione.
“Guardi che ha parcheggiato sulle strisce pedonali”, “ma cosa vuole questo qui!”, risponde il villano del nord al terrone rispettoso.
Altra cosa simpatica: quando un polentone, che sia trentino o friulano, facendo violenza a se stesso, socializza con un terrone, ritiene assolutamente doveroso fargli presente un suo trascorso meridionale anche se indiretto. Un’avventura con una pugliese, un amico di un amico di Siracusa, o qualcosa del genere. Una maniera come un’altra per far notare che barriere non ne esistono, erigendole nel momento stesso in cui sentono il bisogno di far notare che loro no, di razzismo neanche a parlarne.
Io sono abituato da anni e anni a questa forma sottile di puro razzismo, e, letteralmente me ne fotto, ci rido sopra, e rendo pan per focaccia; anche se devo ammettere che, da laureato che esercita una professione, nei confronti dei polentoni, che in genere studiano di meno perché possono lavorare di più, godo di una posizione leggermente privilegiata. Meschini.
Ma quante Italie ci sono?
Diceva un mio amico siciliano che aveva metabolizzato un po’ di friulano: “ Minchia, dio bon”. Forse aveva capito tutto.
(p)Link
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