Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Quotidiano del 7 marzo 2010.
Pagina 28. Un bell'articolo corredato da 12 foto. Riguarda una gioiosa festa a scopo di beneficenza.
L'articolo chiosa così:".....fra i commensali non sono mancate amene discussioni elettorali considerato l'alto numero dei candidati.. che evitiamo di citare per rispetto alla par condicio....
Peccato che nelle foto sono ripresi nell'ordine:
Straziuso, candidato,
Autilio, candidato,
Salinardi, candidato,
De Franchi, candidato,
Santarsiero, non candidato, ma noto esponente della maggioranza.
Sono tutti esponenti della maggioranza di centro sinistra. Alla faccia della par condicio. A me sembra una autentica presa per i fondelli. Giusto per dire: a queste indimenticabili feste, mancano gli esponenti politici della opposizione. Giusto per gradire. Complimenti a tutti. Azzardo un commento: ahinoi! Che vergogna. Non ce la faccio più.
Signori è il momento di modernizzare i controlli. Non serve a nulla chiedere le denunzie dei redditi ai politici prima di accedere a posizioni amministrative; oggi serve altro. Per esempio si dovrebbe denunciare, prima di ogni avventura in politica, la situazione dei familiari fino al quinto grado, e monitorarla di anno in anno. Per esempio se una moglie prende servizio di qua, se un figlio lo prende di là, un fratello oppure un cugino, siccome un comperiello o un vecchio zio.
Sarebbe la vera cartina di tornasole della specchiata trasparenza del politico, e del suo disinteresse per i suoi interessi personali e di famiglia.
E' una buona idea?
Poi bisognerebbe fare una legge, anzi, vista la moda corrente, un bel decreto, col quale si stabilisce che chi durante la sua esperienza politica ha sistemato qualche caro, o questi ha intrettenuto rapporti economicamente positivi con le amministrazioni, la finisca di fare i propri porci comodi e si accomodasse fuori, a lavorare! Anche lui, come tutti.
Ma come, tuona qualcuno, ora proprio che sono arrivato io? E pure questo è vero, ci mancherebbe, prego si accomodi, prenda quello che vuole, poi passa Pantalone e paga.
E allora il sindaco Santarsiero ha fatto outing. Certo ha bastonato anche il suo stesso elettorato, ma potrebbe essere un inizio.
Dice il Sindaco, infatti, che è vero che c’è tanto clientelismo, ma la colpa va suddivisa anche con chi chiede ai politici una scorciatoia. Infatti, evidentemente, la politica è troppo debole, e cede alle tentazioni. Per esempio a quella di dire no. E che diamine, può mai immaginarsi che è tanto autolesionista da farsi male da sola?
E allora, fintantoche la gente non si ribella ma continua a chiedere la raccomandazione, pazienza, ci arrangeremo; senza alternanza, ma sì, tanto per quello che serve. Meglio i consensi bulgari, ora sì, finalmente giustificati.
Popolo balordo, il nostro.
Allora dobbiamo cominciare a studiare il fenomeno: nasce prima il questuante o il politico che raccomanda?
Insomma, nasce prima il “ci penso io”, o il “dammi una mano?”. Dubbio amletico, di grande profondità.
Ma il clientelismo esiste! Questa è una prima verità. In barba a tutti quelli che ancora sostenevano che i voti, il PD e compagnia, dalle nostre parti, li prendono perché si inventano il ponte attrezzato e ci mettono vent’anni per farlo funzionare.
Vincono perché raccomandano. Infatti se esiste il clientelismo vuol dire (ma dai) che dalle nostre parti (isola felice, per intendersi, do you remember?) appalti e concorsi li vince chi ha deciso la politica. Altro non vuol dire, signori miei, con buona pace di quell’isolato su mille che davvero vince un concorso solo perché è bravo.
Quando va bene, viene raccomandato uno bravo, ma pensate a quelle tante, troppe volte, che a essere raccomandato è uno buono solo a portare voti.
E quindi vai con gli incarichi di fine legislatura, vai con i finanziamenti a pioggia, vai con gli incarichi esterni ai politici di provincia, ora si può dire, è tutto clientelismo! Prego abbozzare, e se non gradite, sloggiare.
Tanto la colpa è la vostra che per un posto a un figlio disoccupato siete costretti a chiedere, e loro, poverini, ma magnanimi, sono costretti a farvi del bene.
Ho un’idea: dedichiamo una statua, una via, una piazza a questi politici costretti a cedere alle richieste, immagino, solo per generosità. Ma facciamolo subito, quando ancora ci governano. Senza far torto a nessuno, comunque; veri eroi, vittime delle richieste della gente comune che pretende le scorciatoie, così da poterli celebrare da subito e per l’eternità.
Però considerato che i postulanti chiedono e ottengono dalla maggioranza che ci governa, e poi la votano altrimenti a chi vanno a chiedere dopo, in fondo l’outing di Santarsiero è cosa buona: non s’era mai visto che un politico accusasse i suoi elettori.
L’ipocrisia lucana.
La Regione va allo sfascio, nonostante gli slogan di De Filippo il quale, probabilmente, parlando di futuro, innovazione, successi, fiducia e sobrietà, o è uscito di senno o crede che siano usciti di senno i suoi corregionali.
Ma la maggioranza dei lucani pare, secondo qualche sondaggio, ancora orientata a farsi del male.
La scusa, peregrina assai, è che, tanto, a destra sono messi peggio. Altra scusa è che al partito di Berlusconi non può essere lasciato spazio.
La verità è che, invece, devono garantirsi la continuità. Nonostante il fondo ormai toccato da anni, nonostante il sistema sia fradicio, nonostante gli ignobili risultati raggiunti.
Fioccano gli incarichi, le nomine, spudorate, le nostre tasche vengono saccheggiate e violentate, siccome la nostra dignità di cittadini.
L’opposizione non ha alzato la voce, in questi anni, alla regione, e neanche ha approfittato dei tonfi amministrativi del centro sinistra, ma questo non alleggerisce le responsabilità dei nostri governanti.
Il gioco preferito in Basilicata è, comunque, quello del tifoso, che sposa la causa della sua squadra senza senso critico.
Infatti la partecipazione alla politica dei cittadini è limitata alla visione dello spettacolo, indecoroso, invero, senza neanche avere l’ingresso gratuito, anzi, pagandolo caro.
Complice la totale assenza di una economia solida, ma cosa dico, di una economia vivace, ma cosa dico, di una economia punto.
L’unica risorsa è la spesa pubblica, e, quindi, i politici amministratori sono i veri imprenditori della zona. Investono, male, arricchendo chi garantisce la continuità del loro potere.
La classe politica è mediamente ignorante, da un punto di vista culturale, eticamente discutibile, se arrivano a farsi le leggi anche per garantirsi l’indennizzo delle spese mai sostenute, impalpabile da un punto di vista della statura politica, dozzinale, ma con una grande dote, l’abilità nel difendere la propria personale posizione, e anche con ogni mezzo.
C’è qualche eccezione, ma che conferma la regola.
Fra una elezione e l’altra i lucani parlano male dei loro politici, poi scattano sull’attenti e fanno il loro dovere nell’urna, il che corrisponde macabramente ad un atto di disposizione della propria libertà e dignità, con assunzione di una posizione prona che tanto favorisce l’abuso politico.
Le schiene ancora non dolgono troppo per la posizione.
Se facessi ingresso nel consiglio regionale saprei di trovarmi nella gabbia dei leoni, cionondimeno chiederei una drastica diminuzione degli appannaggi degli amministratori, tanto per cominciare; e poi vaglierei ogni atto di amministrazione sotto la lente della legittimità e della opportunità. Vigilerei sui concorsi e chiederei una trasparente distribuzione degli incarichi dirigenziali e non, secondo le capacità e non secondo i comodi o le spartizioni.
Darei ogni consenso possibile a ogni progetto di sviluppo, e controllerei che la distribuzione delle ricchezze avvenga senza privilegiati e senza investimenti a fondo perduto.
Vedo la politica come missione, e mi rendo conto di essere uno dei pochi in un panorama generale di candidati che, in linea di massima, pensano a quanto potrebbero guadagnare facendo il consigliere, e a garantirsi, dal primo giorno, il consenso per avere una riconferma.
Se non dovesse capitare a me, chiederei agli altri di fare altrettanto.
Ma non mi illudo. Siamo ancora lontani dall’esercizio, totale, del diritto di cittadinanza che compete a tutti noi; quel diritto che comporta tante responsabilità, e tanto rispetto soprattutto nei confronti della propria coscienza, e poi nei confronti dei propri diritti, che in genere barattiamo con i generi di prima necessità, la cui distribuzione ancora riteniamo ricollegabile a un presunto diritto potestativo in capo a pochi eletti, e poi rieletti, e poi riconfermati, e poi sempre lì quasi fossero veri e propri dei o semidei dai poteri illimitati.
Non ho fiducia nel sistema. Non ho fiducia nei politici. Credo che stiamo raschiando il barile, e in Basilicata, prima che altrove dovrebbe essere proclamato lo stato di emergenza democratica.
E’ carente la coscienza politica generale, purtroppo, altrimenti non avremmo da sempre la stessa classe politica a fare scempio della nostra terra e delle nostre risorse.
Eppure mietono ancora consenso, negli ultimi tempi consenso da stadio, e cioè quel consenso ottuso, acritico e fideistico troppo tipico dei paesi non democratici, o dove la democrazia è ancora immatura.
Non v’è cultura delle lotte civili, della difesa dei diritti minimi, non c’è la cultura, dicevo, della cittadinanza, l’esercizio del cui diritto ci renderebbe davvero e finalmente un popolo.
In una Italia dove non funziona niente o davvero poco, in una Basilicata dove non v’è ragione di essere così poveri con tante risorse naturali, in questo contesto io non vivo sereno, non vivo bene, annaspo, mi manca l’aria, cionondimeno mi espongo, combatto, rifletto, scrivo, mi deprimo e mi esalto, e mi faccio anche tanti nemici, trovandomi completamente sprovvisto delle armi dei nostri politici, fatte di sorrisi, di ipocrisia, di strette di mano e di “tanti saluti alla signora” e delle immancabili promesse.
Queste ultime, devo ammetterlo, servono a campare. Alimentano una speranza egoista, e quindi i politici sono soliti farle, senza pensare neanche lontanamente di doverle mantenere, e i sudditi vogliono sentirsele fare per passare un paio di ore sereni, illusi, ma fottutamente imbrogliati.
Non è un buon momento per l’Italia, e per la Basilicata, insomma. Ad ogni livello si usa lo strumento della norma per risolvere questioni contingenti e lobbistiche, noi lucani ne siamo diretti testimoni.
Vogliamo provare a rimboccarci seriamente le maniche?
Vota il sondaggio che troverai scorrendo la home page in basso sulla tua destra. Partecipa a scoprire come si vota, se seguendo una idea, se puntando sulle persone, oppure scegliendo l'amico o il parente, se non proprio il potente che, un giorno, potrebbe ricordarsi di noi. Dai non perdere l'occasione di dare un contributo all'analisi del carattere medio del votante.
Che il sistema sia abbondantemente degenerato lo dimostra il continuo, periodico, ricorso alla legislazione per sanare situazioni contingenti. Sono rimasto perplesso davanti a tante idee, dal processo breve, senza strutturare prima gli uffici, al rientro dei capitali, dal decreto esplicativo, che più che esplicare sana, a varie altre trovate. Devo contemporaneamente rilevare come il ricorso al sistema della norma regolatrice delle situazioni a rischio, sia già patrimonio della Basilicata. Ricordo, infatti, come, a seguito di una indagine su rimborsi spese ritenuti illeciti, la Regione si sia fatta una legge che ammetteva, legalizzandoli, anche i rimborsi di spese mai sostenute. Basilicata all'avanguardia, allora, o almeno al passo coi tempi. In definitiva una scempiaggine generale, che testimonia, se ancora ce ne fosse bisogno, che la politica è in mano, soprattutto, a gente senza scrupoli che dell'interesse pubblico ne fa un oneroso orpello e niente di più. I compensi che si elargiscono in regione, non hanno motivo di essere così ingenti. Finanche il trattamento di fine legislatura. Francamente troppo. Se poi consideriamo il risultato generale, ci rendiamo conto che abbiamo elargito stipendi in cambio di niente. Ragion per cui nelle scelte dobbiamo cominciare a privilegiare le persone, accantonando, per un momento, le ragioni delle idee politiche, per il semplice motivo che le idee non esistono più, almeno una volta varcato il portone delle amministrazioni o dei partiti. Rimangono fuori, fra la gente, nei cuori, laddove, insomma, non danno fastidio. Questi uomini sono da cambiare. Hanno fallito ogni prova. Di certo una regolatina deve darsela anche il sistema, ma fintantoche a gestire il sistema saranno proprio questi che lo usano a proprio vantaggio, il nostro futuro è a fosche tinte. Una vergogna generale. Questo è.
La politica è l'unica professione, ahimè, veramente a numero chiuso. Non ci sono riusciti così bene nè i notai, nè i magistrati che pure, benedica!. Quando si libera un posto, in genere per promozione, difficilmente per morte (i politici sono in genere ben vaccinati, e non li abbatte neanche l'uso di droga), si apre un concorso per soli titoli all'interno dello schieramento che si è ritrovata una casella vuota. Il titolo privilegiato è la benedizione del capacchione di turno. Difficilmente uno esterno al sistema riesce a fare breccia. E, sinceramente, quando ci riesce, è bene chiedersi cosa sia successo. Di recente, però, usa molto lasciare il posto in eredità. Talchè il sistema si è auto blindato. Si potrà accedere, al più sposando un figlio/a di un politico di lungo corso. Requisiti sconsigliati, in ogni caso, sono, il pensare, peggio se liberamente, uno spiccato senso della libertà, l'altruismo, e il rispetto per gli altri umani. Può essere utile saper maneggiare il machete, saper fare le capriole, la faccia tosta, e aver fatto il militare a Cuneo, nel senso di una buona conoscenza dei vizi dei nostri tempi, dalla cocaina ai trans. Bandita la normalità. Contro gli esiti di questi concorsi non sono ammessi ricorsi. Al più, se le cose dovessero andare contrariamente alle previsioni, si potrà sempre sparare un decreto che rimette le cose a posto.
Prego prendere nota:
“Oggetto: Delibera Cipe n……. del ………- Ripartizione della quota spettante alla Regione Basilicata, ex legge finanziaria 2005, per la prosecuzione degli interventi e delle opere di ricostruzione nelle zone colpite dagli eventi sismici- Attività di monitoraggio del fabbisogno dei Comuni e verifica dati trasmessi – INCARICO di supporto esterno al ….. “
Questo è l’oggetto che accompagna una determina di questi giorni dell’incarico nell’oggetto descritto.
L’incarico è stato conferito ad un politico della Provincia.
Guarda caso alle soglie della campagna elettorale.
Quante volte abbiamo parlato di finta democrazia, di consenso comprato, di democrazia falsata e di esborsi di danaro pubblico del tutto ingiustificati.
Leggete attentamente “incarico di supporto esterno”, cos’è una consulenza? Come si chiama, tecnicamente? , e poi l’attività è fantastica “Monitoraggio fabbisogno dei comuni e verifica dati trasmessi”, certo non bastano i funzionari, ci vuole il supporto esterno, guarda caso un politico della provincia, guarda caso prima delle elezioni, guarda caso per favorire il consenso.
Dice:” ma la gente sceglie democraticamente”. Questa è una bestemmia.
Se chi può, e deve, verificasse tutti gli esborsi fatti dalla Regione di questi tempi, ci sarebbe da lavorare tanto per capire l’entità dell'immensa cifra, e per valutare quanto necessario sia il dispendio e quanta responsabilità ci sia e per chi.
Supporto esterno!.
Roba da matti.
Bene, per chi non l’avesse capito i soldi per pagare il supporto esterno, sono quelli di tutti.
E non venitemi a dire che destra o sinistra è lo stesso. Voglio l’onestà intellettuale che porti ad affermare che questi sono episodi di pessima amministrazione, che attentano alla democrazia e di dubbia legalità, addebitandone la responsabilità, e senza generalizzare.
Elettore di centro sinistra hai contribuito a distruggere una regione. Ma l’opera, monumentale, continua imperterrita.
Una campagna elettorale senza discorsi, comizi e dibattiti. Una campagna fatta porta a porta senza un serio messaggio politico. Manifesti, pubblicità sui giornali, e attraverso il web. A questo è ridotta la politica. A rincorrersi sul decreto salva lista sì, decreto salva lista no. Bisogna, invece, abbandonare gli slogan, e affrontare i temi politici. Cosa vuole diventare la Basilicata? Dove vogliono portarla le forze politiche? L’elemento nuovo Allam sugli argomenti politici è generico. De Filippo si sente blindato. Pagliuca combatte come un leone. Ha, infatti, affrontato il problema nodo della Basilicata e della sua povertà, la necessità di sviluppo, e di una politica che non assista ma investa. In uno alla necessità di infrastrutture. De Filippo blatera di fiducia e sobrietà, e poi investe milioni nella campagna elettorale. E’ palpabile, però, per molti un forte distacco, per molti altri una appartenenza di comodo. E questo è drammatico. Chi guarda alla politica come impegno civile e coltivazione dell’interesse pubblico perché si possa ambire a vivere meglio, senza scorciatoie per nessuno, senza opacità delle vetrate dei palazzi, con il cittadino e la gente al centro delle finalità, parte da uno stato di depressione perché deve gareggiare con chi parla linguaggi diversi, subdoli, interessati. Ma le percentuali di consenso fin qui realizzate da chi comanda sono ben presto giustificate. Prendiamo un ente qualsiasi. Facciamo finta che abbia una conduzione bipartisan, con esponenti della opposizione in netta minoranza. Beninteso esponenti tutti di natura politica, e non tecnica. Se c’è da dare incarichi o consulenze o quello che volete voi, in genere viene imposto il sistema del “tre a chi comanda, uno all’opposizione, e uno alla maggioranza di minoranza”, per esempio. Vengono distribuiti, quindi, gli incarichi, e la maggioranza si ingrassa a danno degli altri. Un sistema blindato che non fa una grinza. Ed è quello adottato da circa quarant’anni, se non di più. L’opposizione, in genere, ma non sempre, abbozza, ritira la briciola e si consola. Quando mi trovo io in queste situazioni mando tutti a scopare il mare e cerco di pretendere scelte che siano solo ed esclusivamente di interesse dell’ente. Ma sono destinato a soccombere. Ma combatto, e qualche volta riesco a fare breccia. Raramente, anche perché, in queste situazioni mi ci sono trovato pochissime volte. Ma la logica, bieca, è questa. E la Basilicata sprofonda, con pochi fortunati che fanno sempre festa. Io sogno una Basilicata liberata dai lacciuoli della politica di potere. Ma per costruirla serve una popolazione coraggiosa che partecipi alla vita politica senza servirla o subirla supinamente. Gli uomini di potere sono robot che non sentono ragioni. Costituiscono un esercito ben organizzato che arriva fin nei meandri della nostra vita, un esercito pericoloso di soldati attrezzati di tutto punto. I cittadini o si schierano, facendo i sudditi, o devono stare in trincea. Ma di sudditi ormai ce n’è troppi, e la dignità dovrebbe essere arrivata ai minimi termini. Il sistema sta scricchiolando, anche perché si è dato fondo alle risorse, saccheggiandole a beneficio di pochi, anzi pochissimi. Ormai non è più tempo di idee, ma di uomini. Cosa darei per un buon amministratore di destra come di sinistra, di centro, come estremo anche ambidestro. Ma un amministratore attento alle esigenze comuni. Un uomo onesto e capace. Nel frattempo, non avendo luoghi per parlare, per comunicare, per discutere, avendo questa politica espropriato ogni luogo di dibattito, mi arrangio a mandare le mie riflessione per internet, sperando che questa piattaforma sia capace di favorire, come tante volte fa, una discussione.