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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Questo blog vuole aprirsi a chiunque abbia intenzione di partecipare o promuovere discussioni. Chiunque volesse potrà pubblicare post su qualsiasi argomento. L'unica condizione è che siano firmati, seppur con uno pseudonimo, e che siano rispettosi della mia responsabilità. Ragion per cui i post potranno essere inviati al mio indirizzo di posta elettronica: lucianopetrullo@gmail.com. Vi invito tutti, quindi, a partecipare. Anche perchè io ho un pò le batterie scariche. Chi legge il blog sa che non sono portato alla censura, tutt'altro, e i commenti lo dimostrano e lo hanno dimostrato in passato. In attesa di leggervi un cordiale saluto a tutti.
Signori la democrazia è in crisi. Almeno in Italia, la democrazia è ufficialmente in crisi.
Gli sponsor più accaniti della crisi del sistema democratico sono gli intellettuali di sinistra. Il loro ragionamento non fa, per dire, una grinza. In breve, sostengono, pur senza ancora gridarlo, ma sussurrandoselo fra di loro, che, se della libertà di voto se ne deve fare spreco, riservandolo, ancora, a uno come Berlusconi, ebbene vuol dire che il voto non è giusto che sia per tutti, ugualmente; e che bisognerebbe cominciare a privare di questo diritto gente che non sa che farsene. Insomma democrazia passi pure, ma purchè tutti si sia liberi di votare a sinistra.
Visione di parte, spocchiosa, esageratamente presuntuosa, sì, ma con una sua logica, bieca, ammettiamolo, ma sempre logica. Il ragionamento, cioè, è costruito, non apodittico: Berlusconi uguale il male, chi vota il male è meglio se non voti, perché il male è male per tutti, che lo si voglia capire o no. E allora ci deve pur essere qualcuno che, per evitare il male più o meno assoluto all’umanità italiana, cominci a considerare che non è da tutti sfruttare al meglio la libertà, talchè è meglio cominciare a pensar di limitarla un po’.
Detta in due parole: col pallone puoi anche giocare, ma se rompi le vetrine te lo requisisco.
La sinistra comincia, pertanto, a ragionare in termini di elite, con il cavallo di battaglia della democrazia da riporre in soffitta.
Io, che di sinistra non sono, anche se questa suddivisione comincia a farmi sorridere, voglio azzardare un medesimo discorso su scala regionale, però.
La democrazia in Basilicata fa male. Parlar male del centro sinistra e poi votarlo in blocco deve pur significare che qualcosa proprio non funziona.
Vivere male e sommergere di consensi i responsabili oltre a suonare masochistico, deve pur significare che la follia si sta impadronendo dei cervelli.
Forse andrebbe limitata. Partendo dal concetto che un disoccupato non può intestardirsi a votare chi lo ha relegato in quella situazione, per fare un esempio fra i mille che possono essere fatti, ebbene forse, anche per il suo stesso bene, è meglio che non eserciti il suo diritto di voto.
Il ragionamento è lo stesso che la sinistra intellettuale sostiene contro Berlusconi. E quindi, per fare il bene della Basilicata forse è il caso di non affidare le sue sorti ai lucani.
Ciò posto, e volendo finirla di scherzare (ammesso che si stia scherzando, a sinistra come nella mia testa) sarebbe il caso di convenire su un punto essenziale: la democrazia non può camminare disgiunta dalla responsabilità. E responsabilità significa senso civico, senso della comunità, interesse pubblico superiore all’interesse personale, senso della funzione pubblica, amore per il bene comune, rispetto delle regole. L’esercizio del diritto di voto deve essere il figlio della responsabilità. Non si può più votare per chi ci farà un piacere o ce lo ha già fatto, perché un simile comportamento non è responsabile ma egoista e quindi non democratico.
E allora chi fa un uso distorto del voto ha davvero tutto il diritto di fare il male del paese?
Meditiamo. Meditiamo.
Oggi come oggi i partiti, i movimenti, chiunque, a vario titolo si affacci o viva in politica, mancano di una cosa fondamentale: le idee.
Pensate al PD, più che giocare di rimessa, e colpevolizzare un giorno il Berlusca, e l’altro cincischiare che il governo non si preoccupa degli interessi della gente, non fa.
Per dirla con Michele Salvati, un PD doc, a sinistra manca una idea su tutto, e i giovani del PD sono nati vecchi, e non hanno la capacità di fare analisi innovative.
Nel centro destra le idee sono abbastanza confuse; ci sono germi riformatori, ma questi non sono chiari, e le riforme partono, crescono e si sviluppano nella ristretta cerchia di poche persone, e sono troppo timide per affrontare la prova parlamentare, o le autorevoli lobby che vegetano beate.
Le riforme, infatti, sono solo annunciate, mai approvate. Qualcuno addirittura dice che è stato più riformatore Prodi nei suoi due brevi governi che Berlusconi. E’ una evidente esagerazione, ma trovo che l’Italia navighi da sempre in stato comatoso, e la necessità delle riforme viene gridata dal 1960.
A livello locale, poi, le cose peggiorano.
Penso ad un PD che governa senza un progetto, anzi con un solo progetto che ad oggi è stato, però, molto proficuo e cioè quello delle clientele, e penso alla totale mancanza di un progetto alternativo del PDL, degli altri non voglio parlare perché sono ancora più inesistenti, a livello progettuale.
E vi faccio un esempio.
Di recente il Comune di Potenza ha varato un discutibilissimo regolamento urbanistico. Derivazione di una legislazione regionale che comincia a mostrare evidenti crepe a livello giuridico (si leggano le recenti decisioni del Consiglio di Stato sulla perequazione; eccezioni da me sollevate in consiglio ma nell’indifferenza generale).
Il PDL non ha dato una indicazione che fosse una. Due o tre riunioni, ma solo tecniche; nessuna riunione politica, nessuna partecipazione dei cosiddetti dirigenti, e mi riferisco ad entrambi i dirigenti regionali dell’epoca e ad entrambi i dirigenti provinciali dell’epoca. Nel silenzio politico del partito, i consiglieri si sono battuti in quello in cui credevano loro, ma una idea sulla Potenza che verrà, di tipo urbanistico-politico è mancata. Un disinteresse totale, una crassa ignoranza del problema, accompagnata da una alzata di spalle a testimonianza che degli interessi generali la nostra politica può ben farne senza.
Dal lato PD, invece, una idea abbastanza chiara, ma di tipo speculativo e basta. Il progetto degli illuminati urbanisti, profumatamente pagati, più volte violentato e rivoltato. Campos Venuti dichiarò che l’urbanistica era arrivata a compromessi con la politica.
Ma quella del PD non fu una idea politica, soltanto una idea tecnica di sfruttamento del territorio.
Del resto i ritardi regionali sull’adozione della carta dei suoli la dice lunga sulla mancanza totale di capacità programmatoria e in generale politica.
Manca, insomma, in Italia, in Basilicata, nei partiti, il concetto di funzione pubblica, di interesse comune, della missione della politica.
Una campagna elettorale silente è la dimostrazione che i politici hanno poco da dire, poco da trasmettere, per infervorare cuori e passioni.
I partiti sono diventati le tombe delle idee, i sepolcri della passione politica, e sono un coacervo di piccoli e grandi interessi, di piccoli e grandi personalismi. Nelle più piccole organizzazioni politiche, c’è sempre un capetto nel cui nome si fanno le campagne elettorali.
Qualcuno sa dirmi in cosa si distingua l’MPA dall’UDC in Basilicata, o anche in Italia? L’API dall’IDV? Il PDL da chi volete voi? Il PD dal resto del mondo?
Purtroppo i giovani che si affacciano alla politica, sebbene colmi di entusiasmano, vengono da subito irreggimentati in formazioni in difesa di tizio o di caio, si calano addosso una precisa divisa e sbagliano dal primo giorno.
Io sto con tizio e io sto con caio.
A me sarebbe piaciuto che un partito qualsiasi avesse proposto qualcosa di davvero nuovo, una sciocchezza, tiè, per esempio concorsi davvero trasparenti, gare senza trucco, trasparenza nella spesa pubblica, politiche economiche per un rilancio dell’occupazione. Niente di niente.
La stessa novità di Allam, in fondo non è stata una novità: proposte minimali sulla scorta di una critica al sistema che in molti facciamo da anni e anni.
L’elettorato irrequieto, del resto, si appiglia a tutto, pur di sperare, ad Allam, come a Di Pietro, ma l’offerta politica è davvero scarsa.
Una vera novità la Lega. Cresce perché sposa i problemi quotidiani di tutti, perché si espone, senza timidezza. Quella timidezza che ancora caratterizza anche la politica del PDL che, di fronte ai temi etici, o alle grandi riforme, nicchia preferendo il silenzio. I partiti non sono più un punto di riferimento per nessuno, se non per chiedere e forse ottenere un piacere.
Ma per cambiare la testa degli italiani e dei lucani forse ci vorrebbe un miracolo. O molto di meno. Boh!
Nel frattempo pare che effettivamente il corpo di Elisa Claps sia stato scoperto già a gennaio, ma la notizia venne tenuta nascosta. A chi credere più? A questo punto può essere successo di tutto.
Questo è il vero miracolo italiano.
Di Admin (del 02/04/2010 @ 14:39:35, in Città di Potenza, linkato 169 volte)
Con uno scatto felino, con la rapidità di un rapace, con lo sprint di una Ferrari, gli inquirenti del caso Elisa Claps hanno sequestrato la chiesta della Trinità.
Dopo diciassette anni dalla scomparsa, ma, cosa ancora più incredibile, se possibile, dopo un paio di settimane circa dalla scoperta del cadavere della compianta Elisa, sono scattati i sigilli.
Perché con tanto ritardo?
La giustizia ha i riflessi pronti, non c’è che dire.
Pensate un po’, se i tempi sono questi, forse le indagini finiranno fra un po’, questa è la speranza e sarebbe ora, e se terminassero con un imputato poi comincerebbe il processo che durerebbe chissà per quanti altri anni.
Questa è la realtà della giustizia nel caso specifico lucano-campana, ma in genere italiana. Un’autentica piaga che nessun governo ha saputo-voluto curare.
Forse è arrivato il momento di separare le carriere e avviare al ruolo di inquirenti persone specializzate che abbiano dimostrato una spiccata predisposizione, e non incaricando chiunque solo a domanda. Forse è arrivato il momento di inchiodare la magistratura alle sue responsabilità, alle sue carenze, al suo pressappochismo.
Non sequestrare la chiesa al momento della scoperta è stata, probabilmente, un’ulteriore superficialità, chissà se utilmente colmata da un provvedimento intervenuto troppo in ritardo.
Di solito, il luogo dove viene scoperto un cadavere viene sequestrato immediatamente; in questo caso ci sono volute circa due settimane, e allora delle due l’una: o non era necessario, e quindi il sequestro di ieri è inopportuno, o era necessario, e allora il sequestro è tardivo.
Una terza ipotesi non esiste. E in entrambe c’è da rimanere sconcertati.
Che pensare, allora?
Meglio non pensare.
Di Admin (del 01/04/2010 @ 16:05:47, in Regionali 2010, linkato 223 volte)
Io amo la Lucania. Davvero.
Tant’è vero che ci continuo a vivere, nonostante la bocciatuta alle elezioni regionali.
Io.
Anche Allam ama la Lucania, ma è dovuto scappare, lo aspettavano al parlamento europeo. Sarà, ma a distanza di qualche mese rinnovo la mia perplessità: che ci è venuto a fare in Basilicata, pardon , Lucania, Allam?
Forse la provvidenza così come lo aveva portato in Basilicata, oggi lo sta portando altrove. Chissà cosa ama ora.
Ci lascia un consigliere regionale e un partito che deve ancora prendere forma e chissà se la prenderà mai.
Qualcuno sussurra che Allam aveva garantito che sarebbe rimasto fra noi, folgorato dalla nostra terra, avrebbe richiesto la residenza e sistemato armi e bagagli.
Invece si è trattato di una ventata e nulla più.
Cosa ci rimane di Allam, oltre Navazio?
Non lo so, ma Navazio, come politico apprezzato, lo avevamo già, non è un dono di Allam, e allora cosa ci rimane?
E dire che ha preso una bella barca di voti. Tutti speranzosi che lui costituisse la vera novità, o benevola anomalia del sistema Basilicata; invece se ne è andato, lasciando tanti elettori con un pugno di mosche in mano.
Deve essersi trattato, evidentemente, solo di una forte cotta, non di vero amore, se è durato tanto poco.
Ma non fa niente, anzi, diciamo che Allam ha aperto una breccia, nella quale, un domani, si potrà infilare qualcun altro. Basilicata popolo saggio, amante delle clientele e conservatore al 60%, non si sa cosa al 30% e bambacione al 10%.
E’ stato un voto di protesta? Chissà. Certo la nuova icona del disagio lucano è già scomparsa dal desktop, ma ha dimostrato che rimaniamo terra di conquista per gli uomini di buona volontà, specie se mandati dalla provvidenza. De Filippo gongola, missione compiuta. Berlusconi le azzecca tutte tranne che da noi. Avrebbe voluto mandarci Allam, e ce lo ha mandato davvero. Da suo avversario, però. E’ riuscito a dividere quei quattro gatti che si ritrova da queste parti, spiazzando tutti, e facendoci apparire come degli autentici fresconi.
Sbaglierò, ma il cavaliere, nel nostro caso, ha preso una toppa epocale. Ma non diteglielo, odia essere contraddetto.
Di Admin (del 01/04/2010 @ 10:26:22, in Regione Basilicata, linkato 175 volte)
Inutile tornare sui soliti temi, del tipo tutti si lamentano e poi votano per lo status quo. Evidentemente l’alternanza qui semplicemente non usa, né quella fra coalizioni, né quella fra persone dello stesso schieramento.
Premiato De Filippo, premiato Restaino, e premiato anche il dissidente interno Folino; e poi premiati Autilio, in fondo in fondo anche Straziuso, e via via gli altri.
Dobbiamo farcene una ragione: il centro sinistra in Basilicata ha lavorato bene. Tutti quelli, e sono tanti, che per anni hanno gridato contro il governo locale, alla fine hanno piegato la testa e confermato che le polemiche erano un gioco verbale, così, tanto per dire.
I problemi, però, rimangono tutti, e diventa difficile coltivare la speranza che le stesse persone, le stesse coalizioni, più fameliche che mai, possano di colpo diventare degli amministratori capaci.
Badate bene, nelle scorse settimane ci sono state due novità per niente peregrine: da un lato il Sindaco Santarsiero ha ammesso la piaga del clientelismo, e dall’altra De Filippo ha ammesso che l’apparato burocratico non ha funzionato, tanto che non ammetterà più errori. Quindi il popolo lucano ha confermato la sua totale fedeltà alle prassi clientelari, con la segreta, e neanche tanto, speranza di ognuno di essere lui il primo della fila dei clientes.
Le pratiche democratiche, le teorie della premialità dei migliori, o quelle delle pari opportunità di partenza, sono percorsi poco graditi. In Basilicata piace la scorciatoia, il mezzo egoistico di fregare tutti gli altri, compagni e amici compresi.
Ma con il centro destra sarebbe lo stesso! Tuona qualche saccente. Sarà pur vero, ma a me sembra, invece, che al lucano non piaccia andare incontro a emozioni nuove: tanti anni per conquistare un padrino, e poi ce lo giochiamo con la scemenza dell’alternanza?
La verità è che il quadro generale è desolante. Nessuna proposta politica, nessun fermento, culturale o non, polvere, vecchiume, ghigni, furbate.
Anche a destra va avanti chi si è fatta una filiera, più piccola, ma sempre filiera. Sembra non esista altra maniera per proporsi sullo scenario politico.
Il PDL locale, addirittura, in un rigurgito di modernità, ha pensato bene di non munirsi neanche di una segreteria cittadina, e chissà poi perché, evidentemente ritengono non ce ne sia bisogno, e probabilmente avranno ragione, altrimenti ci sarebbe qualcun altro in grado di farsi la sua bella filiera in concorrenza per i già scarsi scranni a disposizione.
La giovane segreteria regionale del PD non ha invece partorito novità, segno che non è in grado di incidere su un assetto di potere conclamato e incancrenito.
Ora comincerà lo scannamento, per gli assessorati, per gli enti, per le commissioni e tutto il resto. Una volta distribuiti gli incarichi, non senza spargimenti di sangue, sentiremo che si è fatto il meglio, che la giunta è di alto livello e nanì e nanera.
Lo spettacolo è vecchio e si ripete puntualmente.
Ultima chicca. Le donne non entrano in consiglio. La Basilicata è al palo anche su questo fronte. Forse è colpa anche delle donne, però, che, anziché far gruppo, scimmiottano quei bei modelli dei maschi, accettando ruoli secondari e semmai ringraziando per la grazia ricevuta. Da noi manca coscienza civica, senso delle istituzioni, libertà e rispetto, ma nessuno se ne duole. In fondo questi bei trenta maschietti li hanno eletti anche le donne, e dove c’è gusto non c’è perdenza. O no?
Di Admin (del 31/03/2010 @ 07:59:50, in Regione Basilicata, linkato 197 volte)
Un De Filippo riconfermato con tanti voti sgombra il campo dai malumori che pur si avvertivano in regione.
In Basilicata le cose vanno al meglio, inutile dire cose diverse, e la gente è molto contenta.
Ma, al di là di questa sarcastica considerazione, sarebbe il caso che il centro destra si interrogasse sulla sua cronica incapacità di crescere.
La sempreverde classe dirigente pare ben lontana da una riflessione autocritica, cionondimeno va fatta.
Se è vero che nella nostra regione invece di governare, da anni, si occupano le poltrone, si sistemano gli amici e i parenti, e che il sistema è, anziché democratico, assolutamente blindato, ramificato capillarmente e ricattatorio, è altrettanto vero che la proposta politica della opposizione, a oggi, è stata inesistente.
Si sonnecchia cinque anni e poi si organizza in venti giorni una campagna elettorale. Troppo poco, ovvio.
E’ invece di vitale importanza cominciare a radicarsi nel territorio, monitorando gli umori quotidiani, facendo propri i problemi reali. Farsi carico dei disagi e veicolarli nelle sedi istituzionali.
Non solo. Bisogna avanzare una proposta politica ad ampio raggio facendo sentire la propria presenza in ogni sede. Non basta, ormai, far finta di svolgere un ruolo di opposizione nelle istituzioni, che, per esempio, al Comune e alla Provincia non si avverte proprio; ci vuole di più. Bisogna ambire a diventare il punto di riferimento del malcontento, e passare alla fase propositiva, allettare i lucani con un vero progetto politico.
Non si fa politica chiedendo e ottenendo un voto, e riscaldando una sedia. Bisogna lavorare per il raggiungimento dell’interesse comune. Bisogna, ogni giorno, convincere una persona che deve comincire ad avere fiducia del centro destra, e per ottenere questa fiducia è necessario meritarsela: con il lavoro, disinteressato, propositivo, di ferma opposizione, e poi con la trasparenza.
Diversamente sarà impossibile colmare il gap che divide il centro destra da chi ci sgoverna.
Il risultato ottenuto, in effetti, è umiliante, perché va rapportato al generale malcontento, che mai ha raggiunto livelli così alti.
Poi semmai sarebbe piacevole sentire che qualcuno fa un passo indietro dimettendosi. In Puglia l’ha fatto un ministro che ha ottenuto un risultato superiore, e di molto, a quello ottenuto in Basilicata. Da noi non può farlo un sottosegretario? Semmai accompagnato da qualcun altro?
Sarebbe un primo passo per dimostrare alla gente che il centro destra intende cambiare andatura, cominciare a vivere, e non solo a vegetare. Diversamente c’è da sospettare che i sederi siano ormai fusi con le poltrone, e che c’è bisogno dell’intervento chirurgico per schiodarli.
E a Roma cosa pensano? Sarebbe interessante saperlo.
Insomma, il patrimonio di tanta gente se n’è andato in fumo con una croce. Per ricostruirlo ci vorrà tempo. Diciamo tanto quanto ce ne vuole per le prossime elezioni.
C’è gente che ha tanti soldi, case e azioni societarie, e, quindi, del voto non sa che farsene, diciamo che, in questi casi, il voto perde valore, anche in termini di speranza, collettiva o individuale; ci si può anche scordare di avere un voto in tasca, o far finta di astenersi dall’esercizio del diritto di voto per un qualsiasi motivo.
Per tanti altri costituisce l’unico patrimonio, che va speso con molta attenzione, con circospezione. Lì dentro potrebbe esserci un futuro, o soltanto qualcosa di buono, o di utile.
Sbagliare l’investimento può costare caro. E quindi bisogna puntare bene, e aspettare con fiducia, che, se poi non verrà ripagata, sarà l’ennesima caparra buttata al vento.
E, quindi, dalle nostre parti, bisogna portare molto rispetto per il voto.
Quando il voto non è una manifestazione di gratitudine, o il prezzo di un piacere, o l’attestazione di stima per l’amico o di affetto per il parente, o, ancor più raramente l’espressione di un valore, il voto più che un diritto diventa il libretto di risparmio, misero per tutto l’anno, ma che aumenta a dismisura di valore in occasione delle elezioni. Per un mese si è ricchi, tutti.
Poi si ritorna a essere carne da macello. Ma non fa niente. Basta un giorno e si riprende a puntare sul cavallo che dovrà essere vincente, prima o poi.
In fondo la democrazia è proprio questo: avere tutti uguale possibilità alle urne, un voto per ogni individuo. Altra situazione di perfetta uguaglianza non esiste.
Cambiano solo gli atteggiamenti di fronte al voto: chi non sa che farsene e ci gioca sopra, e chi ha solo quello, e ritornano le disuguaglianze.
E allora il mio augurio a tutti è di aver speso bene il proprio tesoruccio, e, sognando una terra senza né padroni, né sudditi, dove il voto diventi tanto importante e libero quanto non di vitale importanza, rivolgo a tutti quello che da qualche giorno e per i prossimi anni sarà il mio saluto:
salute e libertà.
PS: il saluto non l’ho coniato io, l’ho semplicemente mutuato da qualcuno migliore di me.
Di Admin (del 26/03/2010 @ 18:30:52, in Regionali 2010, linkato 853 volte)
Video Elettorale from francesco petrullo on Vimeo.
Fare un comizio, oggi, è ormai impossibile. Non ci sono i palchi, e non c'è voglia di stare a sentire pistolotti. Forse perchè quello che viene detto nei comizi, ormai, solitamente, è un brodino riscaldato di nesusn sapore, anzi, forse, rancido e puzzolente. Io ho da dire qualcosa, che potrà piacere o meno. E lo faccio in rete, l'unica piazza che è rimasta per comunicare e dibattere.
Di Admin (del 26/03/2010 @ 16:48:35, in Regionali 2010, linkato 109 volte)
Elettore, tanti pinocchio stanno correndo verso la regione. Col voto puoi sgambettarli. Tutelati!
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