\\ Home Page : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Admin (del 10/01/2010 @ 17:52:31, in Città di Potenza, linkato 68 volte)
Il rapporto che lega il potentino al caffè è un rapporto protetto. E mi spiego.
Chi intende bere un caffè al bar gode di un esonero da diversi doveri e può fruire di svariati privilegi. Il primo fra tutti quello di parcheggiare come neanche a un’autoambulanza in servizio di urgenza è consentito. Seconda, terza e anche quarta fila, bloccando macchine e pedoni, o anche in pieno marciapiedi. Talvolta timidamente un vigile capita nei paraggi e fischia, ma basta spiegargli, anche a gesti, che occorrono pochi minuti per un caffè, e il vigile capisce e non importuna più.
Anche il malcapitato con l’autovettura bloccata, se accenna a uno strombazzamento di protesta o solo di avviso, alla tipica simulazione della tazzina di caffè che si avvicina alla bocca, deve soccombere. Se continua a protestare, l’automobilista caffeinomane alza la voce per spiegare che si tratta di un caffè, mostrando impavido il suo lasciapassare, e se il malcapitato insiste, viene, giustamente, mandato a quel paese.
Una volta, davanti ad un noto bar, un automobilista parcheggiò in senso orizzontale nonostante ci fossero le strisce a spina di pesce, occupando, quindi quasi tre posti. Un vigile vide tutto e gli chiese di parcheggiare meglio. L’automobilista si giustificò: “ devo prendere il caffè”, disse sorridendo, e il vigile entrò nel bar con l’automobilista.
Evidentemente, pur non trovando l’articolo di riferimento nel codice della strada, né nel codice della buona educazione, deve essere prassi riconoscere al rito del caffè una sacralità ben difficilmente riscontrabile in altrettanti importanti riti, e bisognerà farsene una ragione.
Fra l’altro pare un rito pressocchè esclusivamente potentino, e quindi vieppiù da preservare dall’onda travolgente della modernità. Tante di quelle volte dovesse prevalere un senso civico nella media italiana se non mondiale, rischieremmo di perdere questa pregevole tradizione.
Che volete, a Potenza la civiltà è autenticamente originale, e cedere il passo, il parcheggio, il marciapiede all’automobilista caffeinomane rimane un dovere pari a quello di cedere il passo alle signore o aiutare un anziano ad attraversare la strada, o a salutare quando si entra in un bar, un gesto da galantuomo, insomma. Peccato che a Potenza, però, vi sia traccia solo della galanteria per il caffè, e delle altre si sia persa traccia.
Buon caffè a tutti.
Di Admin (del 10/01/2010 @ 13:14:46, in Città di Potenza, linkato 151 volte)
Esiste un rione, a Potenza, che non conosce i vigili urbani. E’ il rione Cocuzzo, alias Serpentone. La circostanza impone qualche domanda. Per esempio: non c’è bisogno di vigili nel rione? Oppure, non vogliono andarci? O ancora, non è previsto nello Statuto comunale? Di certo un motivo ci sarà. E ci piacerebbe conoscerlo.
Il quartiere è popoloso e vivace, c’è l’asilo, un parco (!) giochi, una meravigliosa struttura in attesa di inaugurazione e di una destinazione, con un piano terra, terra, appunto, di nessuno. Ci sono, poi, tanti problemi, ma come ogni agglomerato vivace, popoloso e problematico, c’è anche umanità e facilità di rapporti sociali. E’ brutto, poco servito e sostanzialmente trascurato. Ma fra tutte le caratteristiche svetta la totale, cronica, conclamata mancanza di vigili urbani.
Ce ne sarebbe bisogno, invece. Probabilmente più che altrove. E i residenti gradirebbero.
Davanti all’asilo, per esempio, o per evitare parcheggi in doppia fila e una piazzola per parcheggio perennemente vuota, o per tanti altri motivi, facilmente immaginabili.
Ma c’è una speranza. Sta per arrivare carnevale. Fra i tanti costumi, pare che quello del vigile urbano finalmente sia stato prodotto. Se qualcuno lo acquistasse potrebbe indossarlo, per la festività, e perché no, anche nel tempo libero. Si potrebbe avere così una parvenza di presenza dell’amministrazione. Nell’epoca dell’apparenza potrebbe essere un buon risultato. Che ne dite?
Sapeva che ci sarebbe stato pure lui. Non gliel’aveva detto, però, che avrebbe potuto trovarla. Una sorpresa? Diciamo più un piccolo dispetto. Nell’ambiente di lavoro non voleva vederla.
Eppure sapeva essere disinvolto in ogni occasione, e poi, era già successo che qualcuno li avesse sorpresi assieme.
Ma quando la vide non battè ciglio. Continuò a discorrere con due persone, un uomo e una donna. Sorrideva e discuteva amabilmente. I due sembravano affascinati e questo le diede fastidio.
Fece in modo da passargli accanto, e incrociando il suo sguardo gli sorrise, ma in quella maniera che usano le donne quando vogliono colpire. Un leggero sorriso, quasi indifferente, come di cortesia. Quei sorrisi che gli uomini non riescono mai a interpretare nella maniera giusta, ma che una donna riconosce benissimo.
Ma lui rispose con un’espressione piacevolmente sorpresa come di chi è lusingato del sorriso anche perché ne ha capito il subliminale messaggio. Fregata. In pieno.
Rinunciò a provocarlo.
A un certo punto mandarono della musica e lei si trovò fra le braccia di un bell’uomo che la fece piroettare. Rise divertita. Non ballava da anni. Cercò, per un attimo, di vedere se lui l’avesse vista ballare, poi non ci pensò più e si ritrovò a bere whisky al bancone con il suo cavaliere.
Uomo divertente e affascinante che sapeva conversare.
Si sentì leggera come non le accadeva da troppo tempo.
Capì che era finita, e che era pronta per cominciare daccapo.
Si sentì allegra, euforica, quasi.
A questo punto incrociò il suo sguardo. Lui aveva già capito. E sorridendo sollevò il suo bicchiere per un brindisi a distanza. Le mandò un bacio, indifferente agli sguardi dei presenti. Non era mai stato così audace. Ma un addio è un addio. E un addio è per coraggiosi, e lui in fondo lo era.
Le novità di politica non costituiscono delle vere novità, ma piuttosto suonano come conferme.
E la conferma più importante è nella politica dell’UDC. Sarà pure intelligente, il Pierferdi, ma io sto fatto che in una regione sta a sinistra e in un’altra a destra, e in un’altra ancora a destra destra, non lo trovo neanche presentabile, figuriamoci se opportuno, intelligente o politicamente rispettabile.
Mi sembra, piuttosto, la politica dell’opportunismo più bieco, e mi sembra ancora, che non si tratti neanche di politica, ma di accattonaggio politico, semmai.
Evidentemente il Pierferdi deve aver scoperto l’acqua calda, e, quindi, immagina di poter governare sempre e comunque, e soprattutto ovunque.
Si farà una politica di destra o di sinistra, poco importa, l’importante è che governi lui, nel Lazio, come in Basilicata, in Liguria come in Puglia.
Al governo intanto non ci sta, ma la sua smania di potere vuole espandersi dalle regioni al governo centrale. Come? Pare con un’intesa con Fini. Che dovrebbe riportarlo drasticamente a destra. Dovrebbe. Ma Casini se ne frega. Ha inaugurato la politica della faccia tosta.
La politica senza vergogna. Ma forse ha ragione lui.
Oltre le ideologie sono miseramente crollati anche gli ideali, i bei pensieri, la coerenza e trullalà.
In fondo credo, però, che Casini sia un perdente, e non gli riuscirà granchè di quello che ha progettato. Fini? E’ più furbo, ed è già passato per la cassa diverse volte. Incasserà ancora. Casini rimarrà un teorema, una bella presenza, e un vecchio democristiano. Il grande centro non tornerà più. Buono, ottimo, anzi, per la panchina (politica) a vita. Sempre lì ad allenarsi a vuoto, sperando di entrare in campo e segnare un gol. Diciamo che è bravo nella partita del giovedì. Alla domenica, però, scendono in campo i campioni, non le riserve.
Di Admin (del 07/01/2010 @ 18:23:24, in Città di Potenza, linkato 151 volte)
Via Vaccaro. Ore 12.00 circa. Guido la mia autovettura e sono costretto a una andatura da “manifestazione” da un’auto che mi precede. Questa, oltre a marciare a due all’ora, procede a piccoli zig zag. Prima di passare agli strombazzamenti, reduce da un nord dove strombazzare è davvero l’extrema ratio, decido di capire. E capisco guardando. Il guidatore dell’auto che mi precede si muove molto, cerca qualcosa nelle tasche. Finalmente estrae qualcosa e comincia a lavorarci sopra a due mani. Il frutto di tanto lavorio viene tosto espulso dal finestrino e somiglia tanto al cellophan dei pacchetti di sigarette. Ovviamente il tormento non è finito. Ora deve tirar via la carta dorata che protegge gli zampironi. E via anche questa dal finestrino. Fuori due. Ma non è finita. Dov’è l’accendino? L’uomo fruga nelle tasche mentre la macchina sbanda. Alla fine vola un altro pezzo di carta dal finestrino, forse la carta del monopolio di stato dei cerini o di un accendino nuovo di zecca.
Fuori tre.
Un’altra sbandata e la sigaretta è accesa. Una bella boccata e via. Vedo la nuvola di fumo espandersi nell’abitacolo per essere risucchiata immediatamente dal finestrino-spazzatura aperto. Ora si può andare. Veloce scalo di marcia e l’auto mi semina: ha, infatti, cominciato a correre come un demonio –così si dice-.
Domanda: ma fra un umano vero, e l’essere che stava nell’auto che mi precedeva quanto ne corre?
Ancora poche ore e l'operazione di restyling sarà completata. Questo blog riprenderà a testimoniare, quotidianamente, la realtà quotidiana. Mi scuso per l'attesa.
I settentrionali hanno sempre qualcuno che li guarda dal basso. I terroni, per esempio, o gli extracomunitari. La foga anti-terrone, in verità, negli ultimi anni, è un po’ svanita perché con il massiccio ingresso di uomini di colore, in fondo, ai polentoni è sembrato andasse comunque peggio. Siamo al “forse erano meglio i terroni”, più o meno.
Ma nell’immaginario dei polentoni rimane poca differenza fra un lucano o un calabrese, per non dire napoletano, che rimane un’autentica icona della meridionalità, e un marocchino o ghanese. A me va bene così. Perché differenza non ne vedo. Io. Ma i polentoni fra loro e stessi e il resto del mondo, beninteso da Roma in giù, sanno bene che di differenza ne corre assai.
In fondo temo abbiano ragione.
Fra i polentoni e terroni corre un oceano di umanità di differenza, un oceano fatto di freddezza da un lato, e di calore dall’altro.
Ma comunque la cosa più simpatica è notare il disagio dei polentoni di fronte ad un terrone che è più civile di loro. O che è meno ignorante di loro. Evitano, a questo punto il confronto, e si trincerano dietro la loro supposta superiorità. Un po’ come quando qualcuno di sinistra si ritiene superiore a uno di destra solo per definizione.
“Guardi che ha parcheggiato sulle strisce pedonali”, “ma cosa vuole questo qui!”, risponde il villano del nord al terrone rispettoso.
Altra cosa simpatica: quando un polentone, che sia trentino o friulano, facendo violenza a se stesso, socializza con un terrone, ritiene assolutamente doveroso fargli presente un suo trascorso meridionale anche se indiretto. Un’avventura con una pugliese, un amico di un amico di Siracusa, o qualcosa del genere. Una maniera come un’altra per far notare che barriere non ne esistono, erigendole nel momento stesso in cui sentono il bisogno di far notare che loro no, di razzismo neanche a parlarne.
Io sono abituato da anni e anni a questa forma sottile di puro razzismo, e, letteralmente me ne fotto, ci rido sopra, e rendo pan per focaccia; anche se devo ammettere che, da laureato che esercita una professione, nei confronti dei polentoni, che in genere studiano di meno perché possono lavorare di più, godo di una posizione leggermente privilegiata. Meschini.
Ma quante Italie ci sono?
Diceva un mio amico siciliano che aveva metabolizzato un po’ di friulano: “ Minchia, dio bon”. Forse aveva capito tutto.
Devo ammetterlo. Da perfetto qualunquista, mi sono risparmiato i due pistolotti di Napolitano e De Filippo. Non so se ce ne siano stati altri, di pistolotti, ma se ne avessi avuto notizia avrei continuato a fare il qualunquista. Devo contemporaneamente giurarvi, però, che non ne ho sentito la mancanza.
E poi voglio dirvi che una settimana senza Anno Zero, Porta a porta, Ballarò, l’Infedele, e trasmissioni similari, mi ha rinfrancato.
I politici hanno fondamentalmente rotto i cabasisi. Te li trovi ovunque. Dalla televisione, ai quotidiani, dai settimanali, alle riviste di gossip; dalle cronache giudiziarie, agli auguri di fine anno, dai convegni di geologia all’inaugurazione di un supermercato, dalla partita di calcio alla partita di tressette. Basta.
Vi assicuro che si può vivere senza. Facessero gli amministatori e basta.
E invece sono invasivi. Sanno e fanno di tutto. Sono filosofi, e artigiani, scrittori e scienziati, uomini sensibili e dal polso duro, critici, credenti, cristiani, ma anche laici, amanti della bella vita e del buon vino.
Lavoratori indefessi, non si prendono un giorno di ferie.
Invece io propongo di regalare loro una gita di almeno un mesetto, a spese del contribuente, ci mancherebbe. Un mese lontano lontano. Potremmo cominciare ad immaginarci il paradiso. E sarebbe ora.
Languido aspettava che terminasse il turno/
ne verrà un altro, si disse,/
uguale/
ma con rinnovata supponenza./
Basteranno poche ore/
e tutto tornerà in ordine, però./
Riprese a camminare,/
purchè si sbrighi, pensò,/
comincio ad avere fame.//
Luigi Improta filosofo peripatetico napoletano.
Luigi Improta nasce nel quartiere Pendino di Napoli, dai detrattori ritenuto un nulla facente impenitente, ha coniugato ai vertici più alti la nobile arte del passeggio e della riflessione.
La sua massima principale è: dormo quindi esisto
Con il nuovo anno questo blog si rinnova. Nuova veste grafica, nuovo indirizzo, ma vecchia testa. Verrà pubblicato ancora qualche post prima del rinovamento, ma l'attività piena è rinviata. Dopo qualche anno di attività, ritengo opportuno dare una svolta, anche se di piccolo conto. Sono accettati suggerimenti. Nel contempo mi è gradito porgere a tutti i più sentiti auguri di felice 2010. Bacioni a tutti.
Pagine:
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306
(p)Link
Commenti
Storico
Stampa
Feed RSS 0.91
Feed Atom 0.3