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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Che Emanuele Filiberto sia stato acclamato il secondo migliore cantante italiano, seppure a pari merito con due cantanti di professione, fa ben sperare. Vuol dire che è coltivabile anche il Italia il cosiddetto sogno americano: oggi nella merda, domani sull’altare. Ovviamente c’è una modifica tutta italiana al detto; infatti il sogno americano, da noi, è limitato a chi è già potente e ha bisogno di un rilancio, o alle strafighe e ai parenti.
A Sanremo, infatti, seguono le regionali, attraverso le quali strafighe, appunto, e parenti vari, coroneranno il loro desiderio di un buon stipendio.
Non fa niente se non hai mai fatto politica, o se non ne saresti mai capace: le bone e i parenti hanno una capacità di imparare superiore alla media.
E non è giusto che si facciano votare, finiranno nei listini, altrimenti a cosa serve essere bonazze o parenti?
Del resto chi fa politica sa come si chiedono i voti, e quindi che si arrangi. Comunque i cosiddetti portatori di acqua si lamentano, si sentono defraudati. Non hanno ancora capito che in questo mondo, in questa Italia, le regole sono cambiate.
I giornali filo centro destra portano l’elenco delle possibili new entry della politica, e in effetti ci sono veline, e parenti doc.
Che dire?
Assolutamente niente. Questa è la coerenza italiana. Le raccomandazioni, la cura per i propri cari, e per chi può allietarti minimo minimo il panorama sono elementi di base del cromosoma dei potenti italiani. Una maniera per garantire un bello stipendio in più a chi ti sta accanto, o a chi potrà starti accanto un domani prossimo, volesse Iddio.
Lo ripeto, il viagra ha prodotto danni irreparabili alla politica italiana. Tutti dongiovanni, seppur pagando, magari a spese degli italiani. La nuova formula, poi, dello stipendio da funzione politica alle bonazze, è la nuova frontiera della prostituzione.
Almeno, così dicono, pagheranno le tasse. Ed era ora.
Di Admin (del 20/02/2010 @ 22:26:58, in Regione Basilicata, linkato 177 volte)
Ora che lo ha detto la Corte dei Conti si può dire.
Ma la vera domanda è “perché la Corte dei Conti l’ha detto solo ora?”
Ma quante ne pensi!
La nostra politica ha realizzato opere pubbliche inutili.
Ma dai!
Quando a dirlo era l’opposizione, per esempio nella persona del sottoscritto, i giornali non riempivano le pagine.
Ma ora l’ha detto la Corte dei Conti, e allora giù il cappello, e fiumi di inchiostro fanno da eco alla scoperta dei giudici. Che giornalismo d’inchiesta! Poffarbacco.
Ponte attrezzato, nave e ponte di via di Giura, per citarne alcune.
Opere costose e inutili.
Ma poi ci sono le terme a piazza delle regioni, e le opere necessarie e non fatte.
In definitiva il bilancio dei governi del nostro centro sinistra è semplicemente fallimentare, ma per festeggiare lo sfascio, il candidato governatore for ever De Filippo si è fatto realizzare un manifesto tanto grande che più grande non si può, alto quanto una palazzina.
Una berlusconata mi verrebbe da dire.
Il cattivo gusto coniugato allo spreco.
Ormai ho una sola certezza: la vergogna non esiste più.
Io, invece, stupidamente, mi verrebbe da pensare, ne provo ancora tanta, per esempio, per buona parte dei miei rappresentanti politici.
E ora avremo la legge che impedisce di candidare i corrotti.
Certo ci voleva. Visto che i partiti non sono capaci di dirgli di no ai corrotti.
Io credo sia una legge sbagliata, una legge che dimostra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che non esiste ormai più la capacità di riunire persone oneste attorno ai partiti, e che questi tendono a non saper fare selezione.
Insomma, se non lo dice una legge bisogna ritenere che i partiti non sappiano chiudere la porta in faccia ai malfattori. Incredibile.
E il primato della politica dov’è?
Se la politica è succube dei corrotti e dei concussori, che politica è mai questa?
E poi, facciamoci due conti: su dieci che vengono scoperti, quanti ce ne sono che rimangono impuniti? Diciamo tutti che difficilmente un concorso o un appalto è pulito; diciamo tutti che le clientele sono il metodo principe delle fortune dei nostri politici; quindi la situazione è chiara a tutti.
E i partiti sono costretti a inventarsi una legge per impedirsi di presentare candidati buoni solo per la galera.
Però, tutto sommato, almeno questa è una bella confessione. Se lo ammettono proprio i partiti, e quelli di governo, che senza legge non riescono a fare pulizia, vuol dire autocertificare il proprio fallimento.
Io invece, nel mio piccolo, ritengo che l’elettorato passivo non debba essere negato a nessuno, finanche a un condannato, che non sia colpito da eventuali sanzioni accessorie. Fermo restando che i partiti possono tener fuori i delinquenti, ovvero responsabilmente e motivatamente candidarli, ove mai lo ritenessero.
Invece si fa una legge. Che sarà ingiusta quanto populistica. Giusto per far vedere quanto la politica è buona e brava e responsabile. Roba da non credere. E qualcuno ci cascherà pure. E i partiti si sentiranno pure con la coscienza a posto.
Frattanto, però, i partiti continuano a candidare anche chi pur di essere candidato sarebbe capace di prostituirsi, e chi si offre a chiunque pur di stare sui manifesti. Perché non si fa una legge anche per questa vergogna?
Sì, signori, anche io sono un birbantello, ma nel vero senso della parola. Talvolta sono discolo, infatti. Disobbedisco, per esempio. Al medico che mi dice di bere più acqua, a mia moglie, che mi vorrebbe più ordinato. Dico qualche bugia, mangio la cioccolata di nascosto, guido in città senza indossare la cintura, e parcheggio talvolta francamente in maniera dispettosa. E quindi sono simpaticamente un birbantello. Perchè è questo quello che significa birbantello. Tipo birichino, insomma. Chi non lo ha usato amorevolmente con un figlio, per esempio. Il problema è quando si arriva a definire birbantello un corrotto, un concussore, uno che incassa mazzette. Non vedo la necessità di un usare un termine delicato, e quasi affettuoso, seppur indicante una tendenza a stare fuori le righe. E' offensivo per i veri birbantelli. Se il premier vuol bacchettare questi autentici delinquenti con i termini affettuosamente usati, in genere, con i propri cari, vuol dire, appunto, che pensa sia sufficiente un buffetto. Certo, poi annuncia pene più severe per i corrotti, ma in Italia una pena più severa non ha mai risolto i problemi, tanto con quello che dura un processo...., e tenuto conto che se, un domani, dovese durare troppo il birbantello la farebbe franca...... Bene, lo ammetto, mi aspetto da Berlusconi qualcosa di serio. Finalmente. Per oggi mi accontenterei di non sentire più i rimbrotti del nonno ai nipoti vivaci. Tò!, basterebbe tacere sull'argomento, sarebbe già tanto. E, quindi, da valido esponente della categoria dei birbantelli chiedo formalmente una rettifica da parte del premier.
Di Admin (del 19/02/2010 @ 11:16:34, in Amenità e politica, linkato 61 volte)
Padre, vorrei confessarmi. Vieni figliolo, apriti. Dimmi, in cosa hai peccato? Padre, ne ho fatte di tutti i colori; ho imbrogliato, ingannato, falsificato, rubato, corrotto, turlupinato, sfruttato, ho abusato della mia posizione, sedotto mille donne, sono avido, egoista, millantatore, ho ingiuriato e diffamato, calunniato, ho mentito, ho omesso, e ho fatto tanto male, riuscendo a fare sempre e soltanto i miei sporchi comodi. Figliolo, da quello che mi dici potresti essere un politico. Eh, ne ho conosciuti di tipi come te. Si', padre, sono un politico. Ma il bello è che la gente mi vuole bene, mi vota, mi stringe la mano, chiede di me, mi gratifica quotidianamente, mi riempie di attenzione, e poi i giornali parlano sempre di me, e sebbene qualche volta mi critichino, comunque parlano di me come di un gran personaggio, che, in fondo, bè, posso dirlo, in effetti sono. Certo, figliolo. Ma io mi chiedo, padre, ma se ho tanto peccato, che giustizia c'è mai sulla terra se, agli occhi della gente, io sono una persona straordinaria, e non un comune e squallido peccatore? Figliolo, non dimenticare che viviamo in Italia. Terra strana la nostra. Scommetto che tanti tuoi colleghi onesti, duri e puri, non hanno la stessa tua fama. E' verissimo, padre. Lo vedi? E' il cosiddetto miracolo italiano, che si ripete sempre da secoli. E non subisce mai crisi. Più fai male in terra, più sei osannato. Più fai bene in terra, e più sei un personaggio fallito, o quantomeno scomodo. Qui, da noi, il rapinatore, il furfante, ha sempre un aspetto, diciamo un alone di santità. Il furbo è un eletto. Noi italiani non digeriamo la verità, la coerenza, e viviamo di ipocrisia, e, quindi, di cosa ti preoccupi. Sei uno dei tanti. Si', va bene padre, ma poi, quando la mia anima salirà in cielo, l'aspetteranno le fiamme dell'inferno. Ma che credi, che la vita cambi solo perchè muori? Sei un bambacione, politico, ma bambacione. Le anime italiane andranno nel cielo italiano. Lassù, è tale e quale quaggiù. I furbi vanno avanti, e i duri e puri mordono il freno, lavorano per tutti, e tengono alta la media della morale generale. Ma la bella vita la fanno le anime politiche. Quelle persone che non hanno mai lavorato in vita, e che quando camminavano fra la folla questa si apriva al loro incedere, nell'altro mondo conserveranno tutti i privilegi. Insomma il concetto è il solito: potere chiama potere come la disgrazia chiama la disgrazia. E ora non rompere più i coglioni. Piuttosto, qui, in parrocchia, abbiamo bisogno di una risistemata ai marciapiedi e alla fontana; ah, e ci vorrebbe una fermata del bus proprio qui all'angolo; sai per i fedeli. Puoi interessartene tu, che, per la tua anima ci penso io? Certo, padre. Come già fatto. Bene. E devo fare penitenza? Ma va là! Quelle sono cose per disgraziati, non per te. Vai a fare le tue cose, bambacione, e non venire più a rompere le palle. Per farci una chiacchera, si', ma con 'ste monate vedi di smetterla. Grazie, Padre, sei un mito.
Per qualche mese non avremo scampo.
Saremo inseguiti da sorrisi incantati, sguardi profondi, toni ammiccanti. Fronti limpide e cravatte a tono. Maniche di camicia o giacche sportive, maglioni alla Berlusconi di domenica mattina, o abiti in stile giovane rampante.
Il vero “grande fratello” è cominciato. Siamo spiati, controllati in ogni movimento, e in ogni zona della città. E non sono le telecamere sistemate dal Sindaco. No!
Sono i candidati alle regionali.
Stanno ovunque: ci salutano all’ingresso della città, o quando ne usciamo. Alla fermata dell’autobus, o nel corso principale. Ma col progresso temo andrà sempre peggio.
L’incubo del domani sarà trovarseli sul fondo del barattolo di nutella, che, all’ultima cucchiaiata ti ammoniscono per i troppi zuccheri ingurgitati, o sotto il tappo della coca a dirci che “sì, abbiamo vinto”, o sotto le coperte disposti a regalarci un momento di felicità, o soltanto per coccolarci prima di prendere sonno.
All’ingresso del bar per offrirci l’aperitivo, o allo stadio a tifare con noi, sciarpa al collo.
Il miracolo, però, sta in altro. E’ che per qualche mese vivranno con noi, facendo le nostre stesse cose, incoraggiandoci, mostrandosi affettuosi, e sensibili alle nostre miserie.
I candidati, in questi mesi di campagna, ci capiscono, soffrono con noi, ci danno, finanche, ragione.
E noi ci sentiamo al centro del mondo. “Mi ha telefonato il tal politico, che carino.”
“Ti serve qualche cosa? Dì a me, ci penso io.”
Poi finisce tutto. Gli esclusi porteranno un po’ il muso e poi, via, a riorganizzarsi, pazientemente, perché la prossima volta andrà meglio; stavolta mi hanno boicottato, per primi proprio gli amici e i parenti.
I vincitori torneranno nei loro harem.
Si dimenticheranno di noi, e al telefono, via via non risponderanno più.
Stavolta la campagna coincide, quasi, col carnevale, sembra che, sarcasticamente, ne costituisca il naturale prosieguo.
E quindi oltre al ballo in maschera, signori, buon VOTO in maschera.
Ah, la sapete l’ultima? Pare che la maschera più usata durante il carnevale delle elezioni sia quella dell’uomo per bene.
E’ una campagna elettorale povera, quella che sta iniziando. Di programmi, neanche l’ombra. Qualche sparata, sul nucleare, e su qualche altro argomento. Le abituali critiche a un sistema clientelare, e poi le solite questioni di nomi, candidati, e patapim e patapum.
Dice “ma è ancora presto per i programmi”. Vero, aspettiamo gli ultimi due giorni di campagna, tanto per quello che varranno….
Altrove, e mi riferisco all’estero, di programmi si comincia a parlare all’indomani delle elezioni, e la verifica sull’operato della amministrazione è severo. Da noi, quando finisce una legislatura, nessuno, ma proprio nessuno si ricorda di cosa era stato promesso e di cosa non è stato attuato.
Si pensa a trovarsi un padrino, semmai, un buon cavallo sul quale puntare per poter, poi, chiedere una cortesia.
Misera la vita da noi.
Ad ogni modo è bene ricordare che non ci sono più le stagioni, e che presto verrà privatizzata anche la giustizia. Verrà messa a concorso, e vincerà chi garantirà processi più brevi a costi minori, offrendo i migliori magistrati.
Propongo anche di privatizzare l’imposizione fiscale: tutto in mano ad una società che garantirà maggiori entrate per lo stato e minore evasione. Poi si potrà passare alla privatizzazione della sicurezza: tutto a poliziotti privati, che garantiranno meno furti negli appartamenti, meno aggressioni, meno spaccio, insomma meno.
Di pubblico dovranno rimanere le amministrazioni pubbliche, altrimenti ci troveremmo una barca di nuovi disoccupati, e mi riferisco ai nostri politici. E non sarebbe un problema da poco.
Ma sto divagando.
E, quindi, tornando a bomba sul tema odierno, concludo dicendo che il Milan ha disputato un brutto secondo tempo dimostrandosi inferiore agli inglesi, e la Fiorentina è stata sfortunata. Andrà meglio all’Inter? Dubito. Il declino italiano generale si ripercuote anche sullo sport.
Ah!, sapete qual è l’indovinello più in voga negli ultimi tempi? “Qual è la categoria sociale nella quale v’è il più alto numero di indagati, imputati e non di rado condannati?”
“La mafia!”
“Acqua.”
Già due o tre anni fa mi chiedevo se non fosse il caso di porre, seriamente, un problema morale, nella politica e nella vita italiana.
Non avvertii ulteriori squilli di tromba in tal senso.
Oggi, invece, il problema cominciano a porselo in tanti.
La situazione è davvero critica. Da un lato si verificano veri e propri esodi: per ultima la Binetti fuoriesce dal PD, dopo che lo hanno fatto in troppi. E il PD non si interroga neanche. Barricato dietro un muro di interessi particolari, di cordata o di borsa, chissà, si continua a pensare che meglio uno in meno così ci sarà più spazio per chi resta.
Nel PDL i nodi stanno venendo al pettine.
Una classe dirigente venuta su non per meriti, oggi mostra i suoi limiti, e i suoi difetti.
Quindi una seria crisi politica e una seria crisi morale.
I partiti non pensano più in termini politici, ma solo di interessi e di potere.
E poi una indagine al minuto, arresti, mazzette, puttane, trans, cocaina, appalti, corruzione, concussione, abusi di ufficio; tutto il catalogo dei reati dei pubblici amministratori ogni giorno in prima pagina. Ma i partiti non si interrogano, non si rinnovano, stanno immobili, provano soltanto disperate difese, finalizzate unicamente a non perdere il consenso.
Non un colpo di reni. Non un tentativo di rifarsi il trucco, di mettersi in discussione, di restituire fiducia e credibilità affidandosi a persone di specchiata moralità, oltre che di acume politico.
I migliori sono da tempo accantonati. Danno fastidio e impediscono che il malaffare si sviluppi. A destra come a sinistra.
Si potrà anche criticare la magistratura, troppo incline agli scoop, e spesso incapace di tradurre in sentenze di condanna indagini da prima pagina, ma di certo non può sottacersi che non c’è bisogno del terzo grado di giudizio per poter sancire definitivamente che viviamo in un mare di merda, come acutamente ha sintetizzato in una splendida vignetta Giulio Laurenzi, capace di rappresentare sarcasticamente in un disegno il problema dei nostri giorni.
Ma i partiti, evidentemente abbagliati dal potere che indiscutibilmente detengono, o meglio, che per loro pochissimi individui detengono, a livello nazionale come locale, cocciutamente si arroccano in una difesa estrema. Ma perdono i pezzi, giorno per giorno.
E perdono i pezzi perché sono guidati male; sono guidati da quelle stesse persone che di giorno in giorno finiscono nelle cronache giudiziarie, o che sono riuscite a dare forza e potere a quelle persone che oggi sono indagate, inquisite, e offerte al pubblico ludibrio.
Il sistema potrebbe essere anche sano, ma le persone che guidano il sistema sono mediamente molto al di sotto della soglia della sufficienza. Oggi mi chiedo, per esempio, chi ha consentito che un consigliere che ammette di aver incassato mazzette, venisse messo in lista? Chi ha controllato sulla spendibilità di un nome anziché di un altro?
Le commistioni, poi, sono molteplici. Spesso una stessa persona è canditato qui e direttore generale lì, e nel partito ha anche un incarico politico.
Spesso politici hanno doppi e tripli incarichi. E perché mai? Davvero non c’è nessuno che possa garantire le stesse prestazioni? Bisogna necessariamente concentrare in pochissime mani, forse perché fidate, le sorti della vita pubblica italiana?
Non c’è chiave di lettura diversa. Tutti, ma dico tutti i partiti che rappresentano un minimo di elettorato, subiscono le identiche logiche.
Il male è cronico, ma non tanto grave da portare alla morte. C’è margine perché resista ancora, e per molto.
La rivolta devono farla gli italiani, se ne sono capaci.
Ma gli italiani hanno sempre bisogno di un Masaniello che si esponga per tutti. E spesso i Masaniello che ci ritroviamo sono solo mascherati da persone per bene.
O forse c’è un’altra spiegazione. Nel mare di merda gli italiani ci sguazzano. E chi non si trova bene può andare via.
Sarà per questo che l’Italia continua a rimanere un paese di emigranti?
E' bella di notte la città. C'è pericolo ma pure libertà. Ci girano quelli senza sonno, gli artisti, gli assassini, i giocatori, stanno aperte le osterie, le friggitorie, i caffè. Ci si saluta, ci si conosce, tra quelli che campano di notte. Le persone si perdonano i vizi. La luce del giorno accusa, lo scuro della notte dà l'assoluzione. Escono i trasformati, uomini vestiti da donna, perchè così gli dice la natura e nessuno li scoccia. Nessuno chiede conto di notte. Escono gli storpi, i ciechi, gli zoppi, che di giorno vengono respinti. E' una tasca rivoltata, la notte nella città. Escono pure i cani, quelli senza casa. Aspettano la notte per cercare gli avanzi, quanti cani riescono a campare senza nessuno. Di notte la città è un paese civile. Da "Il giorno prima della felicità" di Erri De Luca
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