Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 23/05/2010 @ 08:16:00, in Blog, linkato 1357 volte)
E' da ieri attivo il nuovo blog. L'indirizzo è " www.lucianopetrullo.com ". Provo a innovare un blog che ha funzionato per quasi quattro anni. Un restayling forse necessario, ma solo nella grafica e nella impostazione tecnica. La testa e lo spirito rimangono gli stessi, anche se, con il passare degli anni, il blog ha subito una normale evoluzione di contenuti. Ma è andato lì dove mi ha portato l'istinto. E così continuerò a fare. Questo blog rimarrà visibile ancora per un pò per avvisare del nuovo indirizzo i visitatori. Arrivederci sull'altro indirizzo.
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Di Admin (del 22/05/2010 @ 08:15:09, in Città di Potenza, linkato 616 volte)
Ho ricevuto, come commento a un post sul caso della povera Elisa Claps, una lettera indirizzata a Filomena.
Ritengo doveroso pubblicare il commento alla nota come post. Il commento è firmato "FIORE".

CARA FILOMENA
Chi ti scrive è la Chiesa della SS Trinità. Voglio dirti che anch’io, come la tua Elisa, sono stata profanata e uccisa. Anche a me, come alla tua Elisa, è stata tolta la vita. Tra le mie mura, erette per la preghiera e per la gloria di Dio, è stato commesso un orrendo delitto che spegnendo per sempre il sorriso della tua Elisa, ha fatto di me un luogo squallido e da evitare. E anche tu mi eviti, giustamente.
Sappi però che io ed Elisa siamo state insieme per 17 anni e ci siamo fatte buona compagnia Io l’ho custodita impedendo che venisse gettata via come un oggetto senza valore..
Sappi che io ed Elisa abbiamo pianto insieme sulla malvagità umana e sull’indegnità dei miei servitori che già a suo tempo, il mio Signore chiamava razza di vipere e sepolcri imbiancati.. Tali erano allora e tali sono ancora oggi ( anche se non proprio tutti, ovviamente). Come si legge in Luca 17 è inevitabile che nel mondo avvengano gli scandali ma guai a colui per il quale lo scandalo avviene. Meglio sarebbe per lui non essere mai nato.
Queste parole sono tremende ma vengono ignorate. Non le sento mai ricordare , tra le mie mura, dai miei servitori. Perché la società è diventata così scandalosa e corrotta che ormai tutto pare diventato lecito. Ma se i miei servi infedeli si tacciono, parleranno le mie pietre.
Cara Filomena, vorrei ancora dirti che io ho sempre pianto con te ma so che un giorno le tue lacrime saranno asciugate dal mio Signore e so che dal mio volto verrà cancellata ogni ruga e ogni sozzura. Allora io e te ci troveremo e ci abbracceremo e piangeremo di gioia perché sta scritto che verità e giustizia si incontreranno, rettitudine e felicità si baceranno.
Ciao cara Filomena, vera donna coraggio.
CHIESA DELLA SSTRINITA’
(FIORE)
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Di Admin (del 21/05/2010 @ 21:38:06, in Commenti, linkato 462 volte)
Berlusconi parla di casi isolati, quando si riferisce agli scandali montanti nel governo e nel pdl. I fatti, invece, sembrano rappresentare un vero e proprio “sistema” che, con i casi isolati, non ha molto da spartire, anzi. Fin qui la logica. Ma un sistema, che deve vedere giocoforza coinvolti anche i rappresentanti politici , difficilmente può passare inosservato a chi mastica politica e amministrazione quotidianamente. Ma in Italia, paese dei balocchi, è possibile di tutto, e l’osservante è tenuto a attenersi ai fatti, e fintantoché non verrà fuori una responsabilità degli altri membri del governo deve immaginare che non vi siano stati ulteriori coinvolgimenti. Un esercito di babbioni, insomma, ma va bene così. Quando ci troviamo di fronte a un sistema, io, però, rabbrividisco, perché penso che un sistema che vive e si organizza al di fuori della legge, è un sistema del tipo di quelli di stampo mafioso o similari. Del resto questo è la mafia: un sistema di regole parallelo allo stato, ma al di fuori della legge, che persegue fini economici e di potere boicottando il sistema per così dire, naturale o legittimo. E, se si tratta di sistema, per estirparlo non basta risolvere i cosiddetti “casi isolati”, ma va bonificato l’intero apparato interessato. Come quando si elimina un tumore, bisogna stare bene attenti che non residui qualche cellula capace di riprodursi. Un tanto basterebbe a ritenere il sistema Italia ben inquinato, e a nulla basterebbe portare a termine un’ indagine senza verifica che la bonifica è stata fatta e bene. Andrebbero, cioè, salvate solo quelle zone matematicamente al di fuori di ogni rischio di contaminazione. Ma di indagini di questo tipo neanche dopo tangentopoli se ne è parlato, anzi i personaggi, tolti pochi condannati, hanno continuato a vivere, amministrare, vegetare, praticamente indisturbati. Io non voglio accusare nessuno, ma immaginare che un D’Alema, un Casini, un Fini, un Bersani, un Di Pietro, un Berlusconi, e via cantando, stiano lì a reggere le sorti dell’Italia, scambiandosi di tanto in tanto i ruoli, senza rimanere contaminati da questo perenne tumore, che gli vive accanto ma che non li tocca mai (chissà quale formidabile antidoto avranno in corpo), e senza addirittura conoscerne l’esistenza, è qualcosa davvero poco credibile. Insomma, quantomeno, lo hanno sopportato. Forse per motivi elettorali, di consenso, di pagnotta o chissà cos’altro. E allora non basta dire che sono casi isolati e chi ha sbagliato pagherà, perché bisogna restituire fiducia agli italiani. Senza fiducia non si va lontano, e i cittadini devono potersi sentire in sintonia con chi lo governa. Una volta tanto. Continuando con la metafora del corpo malato, dobbiamo convenire che l’Italia è piena di metastasi. Non è mai stata sottoposta ad alcuna terapia, al più, qualche volta, è stato estirpato qualche piccolissimo bubbone. Né Berlusconi, né Prodi, né nessun altro prima di loro, si è mai posto il problema di sottoporre l’Italia ad una seria risonanza magnetica, e di curarne le parti malate. Mi verrebbe da dire che tutto il ceto politico, che non accusa mai questo stato di grave malattia, o è cieco, stupido o quel che volete o è connivente. Certo, ci sono anche le isole felici, come la Basilicata, mai attinta da scandali della pubblica amministrazione di un certo significato. Ma la Basilicata isola felice è ormai una barzelletta, e allora, allora ciccia. Probabilmente, come si pensa all’estero, noi siamo cromosomicamente imbroglioni. E quelli che proprio non riescono a sguazzare nell’imbroglio, in un’altra vita forse erano di un’altra terra. Bacioni. Estensibili.
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D: e allora, meglio la politica o la professione?
R: avvocato lo sono stato da sempre. Avevo dieci anni e già mi facevano avvocato; ma non per chissà quale propensione innata, solo perché mio padre gradiva che lo facessi. E io lo accontentai, senza neanche pensare di fare una scelta diversa. Alla politica ci sono arrivato da grande. Una passione scoperta lungo la via. Ma se potessi scegliere farei più politica e meno professione. Quest’ultima crea più ansie e devi garantire dei risultati, in politica molto di meno.
D: alle ultime regionali è andata un po’ maluccio.
R: la ringrazio per l’eufemismo. E’ andata molto male, ma non ne faccio una vera e propria tragedia. Ho capito di non essere buono per racimolare consenso. E, poi, qualche giustificazione ce l’ho.
D: e quale?
R: chiesi di essere candidato già a fine novembre dello scorso anno. Avrei avuto tempo per organizzare il mio trabiccolo elettorale. Invece mi hanno candidato la notte prima della scadenza, e, francamente, non so se ad arte o meno. A quel punto ho trovato tutte le porte sbarrate. Tutti si erano già impegnati. Ma non cerco scuse. Non so chiedere voti. Punto.
D: e allora cosa ci fa in politica se non sa chiedere voti?
R: credo di saper ragionare di politica. Mi appassiona. E, poi, per fare politica non bisogna per forza essere eletti e avere la schiera di votanti. Il problema, semmai, è un altro.
D: e quale?
R: io faccio parte del PDL, e il PDL non conosce momenti di politica di partito. Nessuno si sente parte di una squadra, e ognuno corre per i fatti suoi. Non ci sono assemblee, convegni, dibattiti, riunioni. Nulla di nulla.
D: finiano o berlusconiano?
R: finiano.
D: e perché?
R: Fini in AN era come Berlusconi nel PDL. Ora sembra rinsavito. O meglio, sta ponendo problemi politici, e allora meglio Fini.
D: mai pensato di cambiare partito?
R: sempre. Ogni giorno. E per più motivi. Innanzitutto sono irrequieto. E poi, non mi piace il clima guerrafondaio interno. Non mi piace la mancanza di ambizione di partito in Basilicata. Non mi piacciono gli orticelli che vengono coltivati da pochi, anzi pochissimi. Non mi piace la mancanza di seria opposizione negli enti. Non mi piacciono le berlusconate. Non mi piace la guardia troppo bassa nei confronti degli amministratori truffaldini. Non mi piace la politica dei pochi e per pochi. Non mi piace il plebiscitarismo nei confronti del cavaliere. Non ho condiviso una scelta del PDL locale in tema di candidature. Non sopporto la bassa qualità che in media esprime il partito. Non mi piace che vengano portati avanti i servi sciocchi. Basta? Ma sto sempre qui.
D: si sente ben accettato nel suo partito?
R: Per niente. Sono malamente sopportato. Ma devo riconoscere a Di Gilio di avermi scelto in più di una occasione. Del resto devo a lui il mio ingresso in politica. Anche se mi hanno mandato sempre allo sbaraglio.
D: cosa pensa di Viceconte?
R: credo di non avergli mai sentito fare un discorso articolato di politica. Slogan tanti. Ma sarò stato sfortunato io a perdermeli.
D: e di Taddei?
R: penso che ha fatto il suo tempo. Ha avuto tanto dalla politica e non so cosa le ha restituito di suo. Ma, anche in questo caso, probabilmente sono io che non so vedere bene.
D: Di Gilio?
R: un uomo molto furbo. Intelligente. Non ha mai fatto crescere il partito, ma ha saputo tenere sempre unite quelle poche persone che gli hanno garantito una posizione di assoluto comando, sbaragliando ogni ipotetico avversario. D: parliamo del centro sinistra:
R: in Italia non esiste più. E’ rimasta l’icona, ma nessun contenuto. In basilicata è un sistema collaudato di potere. Una macchina da guerra. Clientelismo a palate. Supponenza a chili. Pretesa capacità progettuale, grande abilità a occupare tutto e a sottomettere tutti. La schiavitù sostanziale, per loro, è una maniera di vita; l’elemosina la loro esca. Lo stato comatoso della Basilicata che non ha treni, strade e aeroporti parla chiaro. Ma sanno mistificare, e c’è ancora chi è costretto a umiliarsi. In tutto questo a destra si dorme sereni e tranquilli. Non si alzano barricate, ma, al più, si storce la bocca. Pensate alla carnevalata sui tirocini formativi: liquidato tutto con un comunicato stampa. Roba da non credere.
D: Santarsiero?
R: Grande affabulatore. Persona molto intelligente. Grande personalità. Credo il migliore amministratore che il centro sinistra possa offrire. Vorrei vederlo con un bilancio sano. Con il primo quinquennio da sindaco ha perso l’arroganza dei primi anni e ci ha guadagnato. Ha ereditato una serie di cose sconce e ha imparato a barcamenarcisi. Mi sta simpatico assai. Ma non ho condiviso mille sue scelte. Con la cultura, poi, ha provato a fare l’amministratore snob, ma per Potenza, la cultura va sostenuta dai primi stadi; non si può pretendere di partire con la pittura solo perché piace a Santarsiero. Da noi si deve cominciare a far leggere di più i giovani e meno giovani.
D: mai nessuna inchiesta seria della Procura sui politici in Basilicata.
R: evidentemente o sono tutti onesti, o in Procura non sanno fare indagini. Scelga lei.
D: ci potrebbe essere una terza ipotesi, però.
R: ma dai.
D: chi butterebbe dalla torre, Taddei o Di Gilio.
R: dovrei salirci sulla torre. Ma l’ingresso, per me, è vietato. Diciamo che farei una strage. Ma per il bene del centro destra. Nulla di personale.
D: Mourinho o Ranieri?
R: Zeman. Poi Mourinho.
D: Porta a porta o annozero?
R: I Simpson.
D: l’uomo politico più fortunato?
R: Belisario.
D: la nave e il ponte attrezzato.
R: una bagnarola e un grande lombrico.
D: la giustizia in Basilicata.
R: per una cosa che funziona, cinque sono scandalose.
D: i magistrati.
R: non possiamo nominarli invano. Sono iddio in terra.
D: lo snodo del Gallitello
R: quando, fra dieci anni, sarà finito, sembrerà di entare a new york, e invece si entrerà sempre e solo a Potenza. D: gli espropri sbagliati del comune di Potenza.
R: avevo ottenuto l’istituzione di una commissione di inchiesta. Forza Italia ha reso tutto vano.
D: Travaglio.
R: se senza Berlusconi riuscisse a fare lo stesso giornalismo d’inchiesta sarebbe ottimo. In difetto non vale niente. D: Di Pietro.
R: dovrebbe tornare a studiare un po’.
D: non si ritiene un po’ presuntuoso?
R: se non mi vanto da solo non avrei chi lo farebbe.
D: grazie Luciano.
 R: grazie a te Luciano.
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Di Admin (del 17/05/2010 @ 15:33:04, in Commenti, linkato 434 volte)
http://repubblica.extra.kataweb.it/edicola/repubblica/a.chk?Action=updateLight&url=CALANDRI4.html&data=17_Maggio_2010&sezione=Cronaca&giornale=repubblica&isLocale=false (La Repubblica di oggi).

L'intervista della moglie di Scajola lascia un pò perplessi, soprattutto perchè è stata subito smentita dallo stesso ex ministro. La signora Scajola ha dichiarato che il marito deve stare zitto per non coinvolgere gente più importante di lui, più o meno. Sembra, però, quasi, che il marito abbia detto alla moglie di rilasciare quelle dichiarazioni non potendole fare di persona. Un messaggio cifrato, insomma. Che roba. C'è puzza di bruciato, ma verrà  fuori tutto, o si troverà  la maniera per bruciare qualche pollo e salvare il sistema?
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Di Admin (del 16/05/2010 @ 09:51:53, in Argomenti, linkato 567 volte)
Perché mai Di Pietro e il PD non si infervorano contro lo scandalo crescente degli appalti? Pensare che all’improvviso vogliano fare politica prendendo le distanze dalle disgrazie giudiziarie dei loro avversari, non è credibile. Perché in tal caso non sarebbero mancate le dichiarazioni in tal senso, e perché si sarebbe trattato di una svolta significativa e emblematica: “La giustizia farà il suo corso. Fino a quando non ci saranno sentenze tutti sono innocenti, che il governo governasse, abbiamo deciso di essere garantisti!”.
E allora?
Un Di Pietro imbarazzato, in un abito non suo, fa scalpore.
E pensare.
Cosa impedisce all’opposizione di bagnare il biscottino in questa apparentemente magnifica zuppa? Forse il timore di trovarsi in qualche elencuccio pure loro o qualcuno dei loro, evidentemente. Se così fosse, mi immagino la paura se non il terrore che devasta le notti dei moralisti dell’ultima tornata. Ci sarà sicuramente un regista, però. I tempi, calcolati, delle rivelazioni, non coincidenti con le scoperte documentali, ma ritardati ad arte, lasciano presumere che si possa confidare in un finale col botto.
A meno che.
A meno che il regista e gli sceneggiatori non stiano centellinando le rivelazioni in attesa di incassare un bel bottino in cambio del silenzio.
Ho il timore, comunque, che la vera verità non verrà mai a galla, come si è sempre verificato nel nostro torbido paese. E quindi cosa ci costa inventarci un finale da favoletta nel quale alla fine trionfa il bene e perde il male, ovviamente all’italiana?
E allora sentite qua:
“Lo scandalo si allargò a macchia d’olio, e coinvolse tutti i ministri degli ultimi quattro governi, e quelli ancora più vecchi si salvarono grazie alla prescrizione. Anche i parlamentari e molti governatori vennero attinti dalla giustizia, che mai come in questa occasione, seppe fare davvero pulizia del marcio che sembrava avere invaso ogni angolo o capillare del tessuto sociale. I partiti vennero smembrati, annullati dal furore giudiziario accompagnato dal consenso popolare. Alla fine i giudici tornarono a fare umilmente i giudici, nessuno di loro pretese di diventare politico, e la popolazione italiana si interrogò su come ricostruire un ceto di governanti. Prevalse la saggezza, e, quindi, decisero di usare il sorteggio per nominare capi di governo e ministri. Nessuno avrebbe potuto essere sorteggiato per più di una volta, e gli eletti avrebbero avuto una età fra i 35 e i 50 anni. Alla fine del breve mandato ogni ex avrebbe potuto sfoggiare un distintivo perché chiunque capisse di avere di fronte un umile servitore del paese. Quando le nuove leggi sembravano già tutte pronte, uno dei più animosi organizzatori del nuovo rinascimento truccò la macchina del sorteggio, e da allora in poi, governò pacificamente attraverso i suoi sodali che, a turno, venivano sorteggiati. Il popolo italiano non s’accorse di nulla e visse felice e finalmente soddisfatto”.
Buona domenica.
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Di Admin (del 15/05/2010 @ 21:01:57, in La riflessione della domenica di l.p., linkato 674 volte)
Simone Weil sosteneva che i partiti politici andrebbero soppressi. Espresse una requisitoria contro il crimine di abdicazione dello spirito che, invece, provoca il modo di funzionamento dei partiti.
Diceva, ancora, che nessuno aveva conosciuto qualcosa che assomigliasse davvero a una democrazia, in quanto nessuno aveva mai visto il popolo partecipare ad una scelta per così dire collettiva, ma, al più, a indicare qualche nome.
Andrè Breton auspicava quantomeno che le consultazioni elettorali potessero riportare in vigore un sistema di scrutinio che non sfavorisse più, sistematicamente, il candidato che si ponesse come responsabile di fronte ai propri elettori, a vantaggio di chi non deve fare i conti con altri che col partito.
I partiti, in effetti, dovrebbero essere un mezzo per perseguire il bene. Sono diventati, invece, un fine. E il fine di ogni partito è quello di acquistare sempre maggior potere. Hanno un elemento costitutivo assolutamente totalitario, che consiste nel avere come obiettivo solo quello di aumentare il proprio consenso. Leggere Weil fa capire come dopo sessant’anni la situazione, in Francia, come in Italia, non sia cambiata, anzi, se vogliamo, sia molto peggiorata.

Oggi ho sentito che il PD lucano, per voce del suo segretario sta facendo le prove di una democrazia finalmente partecipata, attraverso dei forum e altro. Plaudo all’iniziativa. Anche se un partito difficilmente recepisce il pensiero di altri, semmai pure esterni al partito, quanto piuttosto cerca di indottrinare i suoi elettori e di conquistarne altri. Meglio sarebbe se la democrazia germogliasse fuori dei partiti, per evitare contaminazioni e condizionamenti. Ma, indiscutibilmente, vedere l’agonia degli altri partiti presenti sulla piazza, a fronte dell’attivismo indiscutibile di Speranza, consacra definitivamente l’assoluta incapacità di buona parte dei politici lucani di fare vera politica, segnando molti punti a favore del giovane segretario del PD.
Temo, comunque, che l’iniziativa difficilmente si tradurrà in vera partecipazione; mi sembra più un’operazione di facciata, fumo negli occhi, ma sarei ingeneroso se pregiudizialmente arrivassi a bocciare l’iniziativa, che, invece, merita, lo ripete un sincero plauso.

Sono partito dalla battaglia ai partiti che intraprese la Weil, perché vado convincendomi che i partiti sono la tomba della politica, e la fabbrica di avventurieri allo sbaraglio, di gente senza scrupoli che assalta, per professione, la diligenza. E, poi, sono passato a commentare l’iniziativa di Roberto Speranza, perché è stato l’unico vagito di politica che un partito abbia emesso negli ultimi decenni in Basilicata. Ho espresso le mie angosce e non ho nascosto il mio gradimento.
Chissà se a destra potrà prendere piede uguale fantasia. Solo così potremmo ambire anche noi lucani a un panorama pluralista. Costringere chi governa a farsi da sè anche l’opposizione e a monopolizzare la partecipazione degli scontenti significa abdicare al ruolo cui si è naturalmente destinati, in cambio della pagnotta per pochissimi. E ora birra come se piovesse, oste!, un boccale di bionda.
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Di Admin (del 15/05/2010 @ 07:27:06, in Commenti, linkato 651 volte)
Proprio una bella scenetta. Che bella Italia. Da scandalo a scandalo, senza pregiudizi. Tutte le attività dell’uomo sotto i riflettori della giustizia. Ma quanti soldi ha speso Anemone, a nero, per favorire personaggi pubblici? E per spenderne tanti quanti ne deve aver guadagnati? Bisogna usare violenza con la propria ragione per arrivare a immaginare che un premier, bene o male in sella da sedici anni, non si sia accorto mai di niente. Ma quand’anche fosse, non potendolo escludere pregiudizialmente, che frescone è mai un premier che non si rende conto dello sconquasso morale che lo circonda? Vero è che anche lui, dalle veline in poi, moralmente non ne è uscito mai vincente. Ha sempre interpretato l’uomo italiano medio, il commenda milanese che negli anni sessanta veniva canzonato dalla commedia cinematografica italiana. Ma il pozzo senza fondo che costituiscono le tasche degli italiani per gli avventurieri è qualcosa di veramente infinito. Io non escludo nessuno. Gli scandali sono talmente tanti che azzererei tutto il ceto politico. Così come azzererei i partiti, autentiche fabbriche dei truffatori di domani. Un’autentica scuola nella quale si forgiano i talenti del futuro. Indiscutibilmente questo sistema va radicalmente cambiato. Tangentopoli non è servita a niente, se è vero, come è vero, che oggi gli affari non sono neanche fatti dai partiti ma dai singoli. E va cambiato evidentemente mettendo al bando i partiti, e cambiando il sistema elettorale. Non si possono eleggere personaggi che non devono dare il conto alla popolazione bensì ai partiti, e, poi, a questi partiti. L’italiano medio non si indigna più di tanto, perché, da un lato, è vessato da generazioni, e dall’altro, perché cromosomicamente invischiato nella vergogna generale. Chi non chiede una raccomandazione o non è pronto a sdebitarsi per una cortesia, corrispondesse anche ad un vero e proprio diritto? A soffrirne davvero è l’italiano onesto, sicuramente più numeroso di quello che si pensa, ma totalmente inoffensivo, ghettizzato, violentato. La difesa a oltranza che la politica fa di se stessa, è una vergogna nella vergogna. Ora, Berlusconi comincia a dire che licenzierà i disonesti. Meglio tardi che mai. Solo gli vorrei ricordare che l’Italia non è ancora, spero, una sua azienda, e quindi il termine licenziare mi sembra davvero esagerato. Ma ormai in Italia si vede tutto e il suo contrario. Blehhhhhhh!
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Di Admin (del 12/05/2010 @ 17:33:55, in Città di Potenza, linkato 543 volte)
Nella Potenza che non si sa se è omertosa o no, nella Potenza dei crimini irrisolti, nella Potenza ospite fisso di “Chi l’ha visto?”, dominano due questioni, entrambe con la didascalia “ma chi ce lo ha fatto fare”. La prima è la questione del ponte attrezzato e la seconda è quella della nave di rione Cocuzzo. Il Ponte attrezzato, che esternamente è simile ad un lombricone, è usato da pochissima gente. Un’opera monumentale come quella, dai costi di esercizio esorbitanti non supererebbe la verifica di convenienza neanche se l’usassero tutti gli abitanti di rione Cocuzzo e zone limitrofe, due o tre volte al giorno. Chi sopporterà le spese? I cittadini che l’usano, semmai pagando un biglietto di 100 euro a viaggio, o il Comune che non ha i soldi neanche per rifare le strade? E’ come se un lavoratore onesto acquistasse una Ferarri e pretendesse di girarci in città. Ovvio che, dopo un paio di giorni sarebbe costretto a disfarsene. E noi cosa ne faremo del lombricone? Prego rivolgere la domanda a chi ebbe la bella idea e la realizzò. Seconda questione. La nave. Opera di indiscussa inutilità e di probabile pregio artistico, si erge, incompiuta, nel bel mezzo di due filari di palazzi. Impedisce un traffico normale e di emergenza, non è sfruttabile per niente, è recintata, e nei sottofondi è una autentica discarica. I lavori sono fermi, e c’è chi assicura che nella parte recintata da mesi vi sono sacchetti della spazzatura, lì gettati, chissà se per sfregio o cosa, da qualche cittadino poco civile. In entrambi i casi citati milioni e milioni di euro buttati al vento. Questo il frutto della illuminata politica potentina. Un vivo ringraziamento per la scelta operata dagli elettori. In tempo di crisi, noi, i soldi, ancora li gettiamo dalla finestra. Pensa te!
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Di Admin (del 10/05/2010 @ 16:02:08, in Commenti, linkato 527 volte)
Da tempo in Italia manca un vero leader. Berlusconi lo è sicuramente stato, a modo suo. Ora non lo è più. Si dice che lui all’Italia ha visto sempre come a una azienda. Ma un’azienda deve funzionare bene, altrimenti fallisce; e i manager devono inventarsene una più del diavolo per fare grandi cose. E, poi, non si può sbagliare con gli amministratori: tutti bravi, anzi bravissimi, altrimenti è la fine. Poi c’è qualcuno che comanda e gli altri obbediscono, punto. E, ancora di più, chi sbaglia paga. In politica non è così e non può essere così. E, poi, Berlusconi, con tutte quelle indagini, non si può dire abbia scelto gli aiutanti migliori, anzi. In politica, da troppo tempo, vanno avanti i mediocri, e, quindi, veri leader non se ne vedono più. Del resto se la sinistra non riesce a far emergere un personaggio in grado di tenere testa a Berlusconi, ebbene, vuol dire che per crescere in politica bisogna superare un concorso anomalo dove i requisiti sono quelli della mediocrità, della povertà di idee e del cialtronismo più o meno gridato. In Italia non è più richiesta la genialità e la profonda cultura, e le più ambiziose poltrone possono essere appannaggio anche di autentici dilettanti allo sbaraglio, finanche della lingua italiana. La grande corsa alle posizioni di consiglieri comunali, per esempio, testimonia l’abbassamento oltre la guardia dei prerequisiti richiesti, e l’unica maniera per emergere è la raccolta di consenso, non fa niente come. Questi organismi collegiali, i consigli regionali, provinciali e comunali, sono ormai la tomba della progettualità politica, delle raffinate elucubrazioni su un testo di legge, delle vocazioni al bene comune. Sono eserciti di signorsì, fra i quali sono davvero pochi quelli meritevoli del posto e della funzione. E, in linea con la media, a questi organismi si chiede sempre di meno, contano sempre di meno, sono sempre più inutili. A perderci è la rappresentatività e la democrazia. Lo sforzo dei partiti dovrebbe tendere invece a scoprire i nuovi talenti, e prepararli, gradatamente, al lancio. Costruendo attorno a loro squadre di uomini scelti, non di servi sciocchi, pronti all’affaruccio e sempre più spesso sul margine della legalità. La deriva morale della politica italiana è testimone di questo autentico degrado. Qualcosa dalle aziende, però, andrebbe mutuato: per esempio il principio, eterno, che chi sbaglia o non riesce deve pagare, magari soltanto scomparendo dalla scena. Infine non è possibile che in Italia i personaggi della politica non cambino mai. Almeno a primavera, i saggi insegnano, andrebbero fatte le grandi pulizie. E la vogliamo o no una nuova primavera della politica?
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05/02/2012 @ 12.08.34
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