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Il diritto di cittadinanza
Di Admin (del 08/03/2010 @ 10:21:15, in Regionali 2010, linkato 163 volte)
L’ipocrisia lucana. La Regione va allo sfascio, nonostante gli slogan di De Filippo il quale, probabilmente, parlando di futuro, innovazione, successi, fiducia e sobrietà, o è uscito di senno o crede che siano usciti di senno i suoi corregionali. Ma la maggioranza dei lucani pare, secondo qualche sondaggio, ancora orientata a farsi del male. La scusa, peregrina assai, è che, tanto, a destra sono messi peggio. Altra scusa è che al partito di Berlusconi non può essere lasciato spazio. La verità è che, invece, devono garantirsi la continuità. Nonostante il fondo ormai toccato da anni, nonostante il sistema sia fradicio, nonostante gli ignobili risultati raggiunti. Fioccano gli incarichi, le nomine, spudorate, le nostre tasche vengono saccheggiate e violentate, siccome la nostra dignità di cittadini. L’opposizione non ha alzato la voce, in questi anni, alla regione, e neanche ha approfittato dei tonfi amministrativi del centro sinistra, ma questo non alleggerisce le responsabilità dei nostri governanti. Il gioco preferito in Basilicata è, comunque, quello del tifoso, che sposa la causa della sua squadra senza senso critico. Infatti la partecipazione alla politica dei cittadini è limitata alla visione dello spettacolo, indecoroso, invero, senza neanche avere l’ingresso gratuito, anzi, pagandolo caro. Complice la totale assenza di una economia solida, ma cosa dico, di una economia vivace, ma cosa dico, di una economia punto. L’unica risorsa è la spesa pubblica, e, quindi, i politici amministratori sono i veri imprenditori della zona. Investono, male, arricchendo chi garantisce la continuità del loro potere. La classe politica è mediamente ignorante, da un punto di vista culturale, eticamente discutibile, se arrivano a farsi le leggi anche per garantirsi l’indennizzo delle spese mai sostenute, impalpabile da un punto di vista della statura politica, dozzinale, ma con una grande dote, l’abilità nel difendere la propria personale posizione, e anche con ogni mezzo. C’è qualche eccezione, ma che conferma la regola. Fra una elezione e l’altra i lucani parlano male dei loro politici, poi scattano sull’attenti e fanno il loro dovere nell’urna, il che corrisponde macabramente ad un atto di disposizione della propria libertà e dignità, con assunzione di una posizione prona che tanto favorisce l’abuso politico. Le schiene ancora non dolgono troppo per la posizione. Se facessi ingresso nel consiglio regionale saprei di trovarmi nella gabbia dei leoni, cionondimeno chiederei una drastica diminuzione degli appannaggi degli amministratori, tanto per cominciare; e poi vaglierei ogni atto di amministrazione sotto la lente della legittimità e della opportunità. Vigilerei sui concorsi e chiederei una trasparente distribuzione degli incarichi dirigenziali e non, secondo le capacità e non secondo i comodi o le spartizioni. Darei ogni consenso possibile a ogni progetto di sviluppo, e controllerei che la distribuzione delle ricchezze avvenga senza privilegiati e senza investimenti a fondo perduto. Vedo la politica come missione, e mi rendo conto di essere uno dei pochi in un panorama generale di candidati che, in linea di massima, pensano a quanto potrebbero guadagnare facendo il consigliere, e a garantirsi, dal primo giorno, il consenso per avere una riconferma. Se non dovesse capitare a me, chiederei agli altri di fare altrettanto. Ma non mi illudo. Siamo ancora lontani dall’esercizio, totale, del diritto di cittadinanza che compete a tutti noi; quel diritto che comporta tante responsabilità, e tanto rispetto soprattutto nei confronti della propria coscienza, e poi nei confronti dei propri diritti, che in genere barattiamo con i generi di prima necessità, la cui distribuzione ancora riteniamo ricollegabile a un presunto diritto potestativo in capo a pochi eletti, e poi rieletti, e poi riconfermati, e poi sempre lì quasi fossero veri e propri dei o semidei dai poteri illimitati. Non ho fiducia nel sistema. Non ho fiducia nei politici. Credo che stiamo raschiando il barile, e in Basilicata, prima che altrove dovrebbe essere proclamato lo stato di emergenza democratica. E’ carente la coscienza politica generale, purtroppo, altrimenti non avremmo da sempre la stessa classe politica a fare scempio della nostra terra e delle nostre risorse. Eppure mietono ancora consenso, negli ultimi tempi consenso da stadio, e cioè quel consenso ottuso, acritico e fideistico troppo tipico dei paesi non democratici, o dove la democrazia è ancora immatura. Non v’è cultura delle lotte civili, della difesa dei diritti minimi, non c’è la cultura, dicevo, della cittadinanza, l’esercizio del cui diritto ci renderebbe davvero e finalmente un popolo. In una Italia dove non funziona niente o davvero poco, in una Basilicata dove non v’è ragione di essere così poveri con tante risorse naturali, in questo contesto io non vivo sereno, non vivo bene, annaspo, mi manca l’aria, cionondimeno mi espongo, combatto, rifletto, scrivo, mi deprimo e mi esalto, e mi faccio anche tanti nemici, trovandomi completamente sprovvisto delle armi dei nostri politici, fatte di sorrisi, di ipocrisia, di strette di mano e di “tanti saluti alla signora” e delle immancabili promesse. Queste ultime, devo ammetterlo, servono a campare. Alimentano una speranza egoista, e quindi i politici sono soliti farle, senza pensare neanche lontanamente di doverle mantenere, e i sudditi vogliono sentirsele fare per passare un paio di ore sereni, illusi, ma fottutamente imbrogliati. Non è un buon momento per l’Italia, e per la Basilicata, insomma. Ad ogni livello si usa lo strumento della norma per risolvere questioni contingenti e lobbistiche, noi lucani ne siamo diretti testimoni. Vogliamo provare a rimboccarci seriamente le maniche?