La coerenza di essere incoerenti
Di Admin (del 07/02/2010 @ 11:13:20, in Commenti, linkato 69 volte)
Gli ingredienti dell’arte di cambiare opinione conservando sempre la stessa supponenza, quasi che la nuova opinione sia sempre esistita, è molto semplice: un paio di quintali di ipocrisia, tre porzioni di faccia tosta, una spruzzatina di superficialità, il tutto su una base di irresponsabilità e con un contorno di una platea ottusamente entusiastica del nulla.
E il piatto è servito.
Esistono varie versioni, a seconda del partito di appartenenza.
Ultimamente la versione più in voga è quella dell’IdV.
Dopo aver gridato che l’ottimo Sindaco di Salerno non poteva essere candidato a Governatore della Campania, perché inquisito, ieri, in una occasione, ufficiale quanto mediaticamente ben spendibile, quale il primo (in troppi anni) congresso, il buon Di Pietro ha tuonato che De Luca va bene, anzi benissimo. Baci e abbracci, e la gente in tripudio.
Cabaret? Avanspettacolo? Fate un po’ voi.
Di Pietro ha cambiato idea, e il suo popolo bue, ha applaudito. Ma a cosa ha applaudito? Alla capacità di cambiare opinione in poche ore? Alla nuova decisione? Boh!, ma non è importante. Avesse solo fatto un rutto, ieri, Di Pietro, la sua gente sarebbe andata in visibilio.
Cambiare idea si può. Ma, in genere, è un trauma che si vive in silenzio e senza telecamere. E’ figlio di una tribolazione interiore. Con Di Pietro no. Si cambia idea a seconda della opportunità, dell’obbiettivo, del prezzo da incassare. Un cambio di opinione è il frutto di una trattativa, evidentemente, di un mercanteggiare tanto vergognoso quanto usuale nella politica italiota. E la gente applaude felice. Tanti automi pronti a scattare in piedi al segnale. Facce ridenti, uomini e donne in visibilio quasi avesero, tutti, acquisito il diritto a vivere, in futuro, in paradiso.
Mi fossi trovato lì, sarei probabilmente rimasto seduto, attonito, da tanto fragore ed entusiasmo, provocato dal piattume.
Quando andavo a scuola, al liceo, c’era un mio saggio compagno che ironizzava sul fatto che le femminucce dei primi banchi riuscissero a sbellicarsi di risate alle battute dei professori, anche quando le stesse erano davvero mal riuscite. Propose, umilmente, la realizzazione di una spia luminosa, di colore rosso, da accendere ad ogni battuta. “ Così anch’io potrò ridere con voi”, spiegò, “Altrimenti, non capendo che si tratta di una battuta, mi perdo il divertimento”.
Ieri sarà andata così, al congresso dell’IdV. Tanto entusiasmo a fronte di un repentino voltafaccia alla politica giustizialista di tanti anni, e a fronte di un messaggio politico populista e di nessun pregio. Dal punto di vista, appunto, del populismo e del banale, Di Pietro fa davvero meglio anche di Berlusconi, che sembrava un maestro. Ma Di Pietro va oltre, è un fuoriclasse della politica della opportunità più squallida.
Allora, niente più giustizialismo? Niente più “niente inquisiti nelle nostre liste?”, pare propiro di sì. Ma per ora. Domani dovesse servire blaterare tutto il contrario, Di Pietro sarà pronto, sempre col sorriso dell’uomo vincente e trascinatore, e la platea, sarà sempre e comunque in visibilio.
Mondo cane.
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