Al centro del futuro. E vai con la sigla!
Io al centro del futuro.
E se me lo dice De Filippo dai manifesti, debbo proiprio crederci.
Io, invece, credevo di vivere nel medio evo. Con i feudi, i signorotti, e il popolo che paga le tasse.
Al centro del futuro! Capperi, non me ne ero proprio accorto.
Mi fa un certo effetto, con la macchina volante sul balcone, e il telefono incorporato nel padiglione auricolare con una serie di microfoni con effetto stereo, invisibili e collocati direttamente sulla tiroide.
“Ma è sicuro che sto proprio al centro?” “ Non sarò un po’ defilato?”.
Al centro. Minchia Dio bon.
La Basilicata, poi, si presta bene per interpretare il ruolo della terra del futuro. Non c’è l’aeroporto, ma c’è la macchina del tempo. Molto meglio. In un attimo puoi trovarti su splendide mulattiere stile fine ottocento, o puoi scegliere di prendere il trenino del vecchio west che ti porta a Bari in un battibaleno, bè, diciamo un paio di battibaleno, oltre la ricreazione, e la pausa pranzo.
La Basilicata degli impianti sportivi d’epoca, quelli che ogni tanto vengono chiusi al pubblico per far disputare irreali partite nel silenzio più totale. La Basilicata delle aree deserte, la Basilicata dalla densità abitativa in continuo decremento. La Basilicata dell’ADSL a gocce. Centro del futuro!
Certo, ci vuole coraggio.
E fantasia a iosa.
Viene da pensare che De Filippo voglia prenderci in giro. “Ma cosa dici mai”, replica topo gigio. E va bene, in giro no, ma ci ha proprio spiazzato. Io non avrei mai pensato di vivere proiettato nel futuro. A meno che, …..a meno che……, il futuro non sia quella valle di lacrime che la crisi ci sta disegnando. Se la miseria dovesse continuare imperterrita a essere l’unico prodotto delle nostre classi dirigenti, bene allora sì, effettivamente possiamo immaginarci al centro del futuro. Futuro di cacca, ma sempre futuro.
E allora io dico “Grazie De Filippo”, per il realismo, per la sincerità, per la spontanea preoccupazione di farci rimanere sempre e comunque con i piedi per terra.
Bon , vado a mettermi la tuta spaziale, e vado a farmi un giro in quel paesaggio lunare della zona della torre Guevara. Minimo minimo incontro un alieno.
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